Vendangeuse, la Vendemmiatrice: quando uno degli sguardi più diretti, dignitosi e sfidanti dell’arte dell’Ottocento è quello di una bambina.
di Anna Di Salvo per WebinARTE
La perfezione come problema
William-Adolphe Bouguereau è uno di quegli artisti che la storia dell’arte ha trattato in modo bizzarro: osannato ai Salon parigini per trent’anni, ignorato per quasi un secolo dopo la sua morte, poi riscoperto come maestro tecnico indiscutibile. Vendangeuse- La vendemmiatrice, 1875, oggi al Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, è un esempio preciso di tutto questo.
Il soggetto è semplice: una bambina con un fazzoletto rosso in testa regge un cesto di vimini pieno d’uva, nera e bianca, e guarda dritta verso chi la osserva.
Lo sguardo è diretto, quasi sfidante.
Le mani stringono il manico del cesto con una presa concreta, reale.
Il peso si sente.
Le dimensioni del quadro, 140 per 63 centimetri, sono quelle di un ritratto a figura intera, non di uno studio.
Bouguereau la trattava come avrebbe trattato qualsiasi soggetto: con il massimo della serietà tecnica.
Quella serietà aveva una storia precisa alle spalle. Bouguereau era un pittore accademico nel senso più rigoroso del termine: formazione all’École des Beaux-Arts di Parigi, Prix de Rome nel 1850 e tre anni alla Villa Medici di Roma a studiare dal vivo i maestri del Rinascimento, Raffaello in testa, di cui aveva realizzato una copia del Trionfo di Galatea. Era la formazione che il sistema prevedeva per chiunque volesse diventare il miglior pittore accademico del proprio tempo.


Bouguereau lo diventò.
Negli stessi anni in cui dipingeva Vendangeuse lavorava anche alla decorazione della cappella di La Rochelle, un progetto che sarebbe durato sei anni, e alla sua opera religiosa più importante, la Pietà.
Era un pittore che non si fermava mai e che non si permetteva approssimazioni.
La sua conoscenza dell’anatomia era leggendaria, la sua capacità di rendere la texture della pelle e dei tessuti quasi senza pari.
In Vendangeuse si vede tutto questo: la bambina è reale, solida, tridimensionale in un modo che molti suoi contemporanei non riuscivano a raggiungere.
La postura leggermente inclinata all’indietro per bilanciare il peso del cesto è anatomicamente precisa.
Il contrasto tra la blusa bianca e il fazzoletto rosso è studiato.
Niente è lasciato al caso.
Il problema, per i suoi critici, Zola in testa, era esattamente questo. Troppa perfezione, troppa levigatezza, nessuna traccia di pennellata visibile, nessun dubbio.
In quegli stessi anni gli Impressionisti stavano facendo l’opposto: mostrare il processo, lasciare il segno, rinunciare alla finitura.
La Villa Medici, nel frattempo, restava il fortino dell’arte accademica e Bouguereau ne era uno dei simboli più riconoscibili.
Erano due modi di guardare il mondo che non si sarebbero mai incontrati.
Quel che rimane, guardando la bambina con il suo cesto, è che lo sguardo funziona ancora
Non è nostalgia, non è kitsch.
È una bambina che porta dell’uva, ti guarda dritta negli occhi e non chiede niente.
Il peso del cesto lo porta lei.
Anna Di Salvo
Sitografia
William Adolphe Bouguereau, Vendangeuse
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