Simonetta Vespucci: vita, bellezza e mito nella Firenze dei Medici, tra storia e ritratto.
A cura di Gabriella D’Ippolito per WebinARTE
Se gli uomini preferiscono le bionde non è colpa solo di Marilyn Monroe.
Simonetta Vespucci fu per Firenze “La sans par”.
La luce aurea che incornicia il suo volto di Venere ne fa da subito un canone di bellezza, etereo ed eterno come il neoplatonismo della Firenze medicea.
E saranno contente le genovesi nel sapere che a incarnare questo canone è una giovanissima donna della loro terra.
Iniziamo in medias res. Durante la giostra del 29 gennaio 1475, organizzata da Lorenzo il Magnifico per festeggiare l’alleanza con Venezia e Milano in Piazza Santa Croce, Botticelli dipinse uno stendardo raffigurante Pallade con le armi di Cupido spezzate ai piedi accompagnata proprio dal motto “La sans par”. Giuliano de’ Medici trionfò, e dedicò lo stendardo a Simonetta Vespucci, secondo la tradizione cortese cavalleresca. Con buona pace di Totti.
Sulla liaison vera o presunta con il fratello minore del Magnifico, ognuno ha detto la sua. Tutte le ipotesi, platoniche o meno, ad oggi risultano valide.
A noi però interessa lei, Simonetta Cattaneo in Vespucci.
Siamo alla fine del Quattrocento e il Banco di San Giorgio a Genova è una vera potenza commerciale. Il padre di Simonetta, Gaspare Cattaneo della Volta lavora lì, come Protetto delle Compere, un ruolo di potere e prestigio della massima importanza. La madre di Simonetta, Cattocchia Spinola, porta nel matrimonio il sangue aristocratico che manca al marito.
Il matrimonio con Marco Vespucci (se il cognome e le date vi suggeriscono qualcosa, è il cugino di Amerigo), avvenuto a Genova nel 1469 segna un ulteriore passo in avanti della famiglia: i Vespucci sono infatti noti banchieri fiorentini, all’epoca in ottimi rapporti con i Medici. Ed ecco che Simonetta si trasferisce a Firenze ed entra nella cerchia medicea, immortalata per la sua straordinaria bellezza dalle rime dell’Alberti, del Poliziano e dal talento di Botticelli.
Lo stendardo non esiste più, ma ci offre la misura di come il destino di questa giovane sia stato da subito quello di essere sovrapposta: prima a Venere, poi a Pallade, poi ancora a Cleopatra fino alla campagna del Ministero della Cultura Open to meraviglia del 2023, per citare solo le identificazioni più conosciute.
Anche il più selvatico degli artisti medicei non rimane indifferente dinanzi a cotanta celebrazione dell’armonia femminile.
Quando Simonetta muore di tisi, nel 1476, la sua giovinezza si cristallizza nell’ideale rinascimentale della bellezza incorruttibile.
Piero di Cosimo la dipingerà solo diversi anni dopo: che si tratti di un ritratto reale o di una figura ideale, Simonetta Vespucci diventa così il punto di svolta di un intero canone estetico. Ma ci torniamo dopo. Ora godiamoci il ritratto.
Ha un profilo perfetto, un seno minuto, che fa pensare subito alla misura di una coppa di champagne, una bocca a forma di cuore. L’impostazione è quella ieratica delle monete, e lo sguardo sembra perso nell’orizzonte.
La fronte rasata e le sopracciglia assottigliate sono segno di distinzione ed eleganza, oltre che di estrema ricchezza.
C’è un drappo a incorniciarle le spalle, una straordinaria acconciatura ricca di perle e fermagli. Un capolavoro di raffinatezza. Piero di Cosimo realizza una scultura d’oro e perle, con una precisione da miniaturista e un gioco di luci sulla capigliatura da far sospettare un’ascendenza fiamminga.

I capelli sono attorcigliati e intrecciati in nodi scultorei, fissati sulla nuca e sulla sommità della testa in complessi rocchetti o chignon, piccole perle bianche sono incastonate e avvolte attorno alle trecce, alternandosi a nastri di seta velati. La maniera è quella dei “vespai”, tipica della moda fiorentina del secondo Quattrocento: le perle serrano i capelli girando dietro alla nuca, formando così un nido di vespe.
In cima un gioiello prezioso incastonato con gemme e perle a goccia, a testimonianza dell’alto rango del personaggio.
Poi c’è il serpente. È l’elemento più immediato che la fa associare a Cleopatra, oltre al fatto che ne fa menzione il Vasari nella vita dedicata all’artista.
La sovrapposizione con la regina d’Egitto potrebbe derivare anche dal fatto che Simonetta era una genovese a Firenze come Cleopatra un’egiziana a Roma. Anche Simonetta, come Cleopatra, ebbe due grandi amori: il marito e Giuliano.
E qui entra in scena il rettile al collo.
Siamo in pieno Rinascimento, Marsilio Ficino è il guru della corte medicea. Negli ambienti intellettuali l’Egitto è sempre un evergreen: da una parte la diffusione dei testi di Plutarco, come il De Iside et Osiride, dall’altra il codice degli Hieroglyphica di Orapollo, dall’altra il rinnovato interesse per l’archeologia e i nuovi scavi in Etruria, orientavano anche le scelte iconografiche degli artisti dell’epoca.
La ricerca di immagini complesse e difficilmente decifrabili attraeva inevitabilmente anche gli artisti vicini agli ambienti della corte. In questo caso l’iconografia del serpente che si morde la coda richiama la natura ciclica delle cose, la teoria dell’eterno ritorno.
In effetti la presunta Simonetta di Chantilly viene ritratta in un’atmosfera caratterizzata dall’assenza di dramma, in una posizione ieratica, con il distacco di chi possiede una verità superiore.
E dunque, lo sfondo. Un cielo plumbeo, carico di nuvole, minaccioso di tempesta, che stride con l’imperturbabilità della protagonista. C’è stato chi allora ha pensato di identificarla con la Madonna Fiammetta di Boccaccio, protagonista di una delle sue opere (Elegia di Madonna Fiammetta, ndr), la donna morsa al seno da un serpente proprio mentre un cielo temporalesco oscura il sole.
E infine la questione didascalia, fonte del riferimento a Simonetta Vespucci. L’iscrizione in basso, SIMONETTA IANVENSIS VESPVCCIA, ovvero “Simonetta Vespucci Genovese”, è ormai assodato che risalga al XV secolo. Nella corrispondenza privata di Paolo Giovio indirizzata a Sangallo, possessore dell’opera, veniva già chiamata la “Simonetta”. Ma per la legge per cui tutto quello che sembra ovvio in storia dell’arte è invece contestabile, non tutti sono concordi nel pensare che si tratti di un suo ritratto.
In effetti un busto nudo mal si addiceva a una donna così in vista della corte dei Medici. E allora, spazio a ogni interpretazione possibile: un riferimento letterario, l’immagine di un sogno profetico, un’allegoria, un personaggio storico, una modella del tempo, Simonetta. In fondo non importa chi sia. Rimane “La sans par”, ieri come oggi.
Sitografia:
Restauration de la Simonetta Vespucci
Sotto il cielo di Venere, Simonetta Cattaneo Vespucci, l’identità di un mito
Bibliografia:
Virtus Zallot, Sulle teste nel Medioevo, Bologna, Il Mulino, 2023
RITRATTI REALI: Maria Carolina Augusta Borbone Delle Due Sicilie
