Nevermore di Paul Gauguin: mistero, simbolismo e inquietudine in uno dei dipinti più enigmatici dell’artista.
Di Alessandra Merello per WebinARTE
Nevermore ci presenta un nudo femminile, che ci richiama alla mente l’Olympia di Manet, la cui protagonista è Pahura, una giovane donna tahitiana che fu compagna e musa di Gauguin.
Dopo uno sfortunato ritorno in Bretagna che gli costò un’aggressione a sfondo razzista, il suo denaro ed un aggravamento delle sue condizioni di salute, il 3 luglio 1895 Gauguin si imbarcò a Marsiglia per tornare a Papeete.
L’uomo che lasciava la Francia era malato: la frattura della caviglia non era guarita, era distrutto dalla sifilide, dalla tossicodipendenza e dalla depressione tanto che nel 1897, anno in cui venne completato Nevermore, deluso dall’esito della sua ricerca del paradiso incontaminato, si recò sulla cima di una montagna e tentò di suicidarsi ingerendo una boccetta di arsenico.
La ricerca di Gauguin della civiltà pre industriale e primitiva si era scontrata con la realtà: il pittore scrisse infatti alla moglie che
«Tahiti sta diventando tutta francese……a poco a poco, il vecchio stato di cose scomparirà. I nostri missionari hanno già importato molta ipocrisia ed eliminato in parte la poesia».
Gauguin disprezzava profondamente il colonialismo francese ma questo non gli impedì di comportarsi come qualunque colonizzatore europeo: Pahura, la ragazza quattordicenne sua modella in questo quadro e sua compagna per sei anni, fu una delle diverse adolescenti che prese come “vahine” nei suoi soggiorni in Polinesia.
Da Pahura Gauguin ebbe una bimba che morì prima del completamento di Nevermore.
In Nevermore, un nudo di Pahura distesa su un letto, la ragazza nuda, al primo sguardo, ha un forte significato sessuale ma questa è una giovane donna in preda alla tristezza ed alla malinconia per la morte della sua bambina, la sua nudità è intesa come estrema vulnerabilità, il dipinto è intriso di un senso di perdita.
Le incisioni tribali decorano il muro con elementi di cultura tahitiana, in alto a sinistra leggiamo la scritta Nevermore seguita dalla firma di Gauguin ed un corvo appare sul davanzale della finestra.
Il corpo ha una tonalità di pelle monotonale marrone accentuata da tocchi di verde e rosa salmone; il viso e i capelli si stagliano su un cuscino giallo limone sul letto pieno di fiori; la figura è illuminata da una luce soffusa che esalta la sua sensualità, mentre il corvo è avvolto nel buio, enfatizzando la dicotomia tra l’innocenza della giovane donna e la minaccia rappresentata dall’animale.
Siamo immersi nella religione animista e il corvo è (da una lettera di Gauguin all’amico Daniel de Monfrei) «l’uccello del diavolo», rappresenta il male; è chiarissimo il riferimento al poema di Edgar Allan Poe Il corvo, in cui un corvo fa visita ad un uomo che piange la scomparsa della donna amata e gli ripete all’infinito «nevermore, nevermore, nevermore», «mai più, mai più, mai più».
Un’atmosfera notturna e onirica, creata da colori prevalentemente bluastri, circonda la figura in primo piano, lo spettatore ‘ascolta’ il silenzio della notte.
Nevermore sembra un’opera relativamente piatta. Il soggetto è visivamente imbrigliato in una griglia; le linee orizzontali e verticali imprigionano visivamente il corpo in una griglia, mentre le diagonali ne evitano la rigidità e mantengono in equilibrio la composizione: il tutto determina grande armonia, frutto di un sapiente lavoro di colore e di precisione geometrica.

La connessione letteraria tra il dipinto e la poesia di Edgar Allan Poe rappresenta l’unione delle culture europee e polinesiane, evidenziando la lente occidentale con cui Gauguin ha descritto la cultura indigena.
La donna che Gauguin ama e viene ritratta nel momento di fragilità e di grande malinconia, perché ha perso la loro bambina, è l’interpretazione pre colonialismo, una vicenda personale dell’artista.
Dopo che gli studi sul colonialismo hanno portato un altro punto di vista, quello dei colonizzati, la malinconia che permea il dipinto e il senso di minaccia, che traspaiono dalle due figure sullo sfondo e dalla presenza oscura del corvo, riflettono anche le conseguenze che gli abusi, le malattie e la cultura occidentali arrecarono alle popolazioni native.
La ragazza non è più colta in un momento di tristezza personale, ma nel momento della perdita dell’innocenza, sua e di tutta una terra che si è arresa alla modernità ed è diventata vittima dei suoi aspetti peggiori.
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Fonti:
«Nevermore di Paul Gauguin», Finestre sull’Arte, 7 luglio 2016.
The Courtauld, «Nevermore», scheda dell’opera, s.d.
Patrick Earle, «Gauguin, Nevermore», blog personale, 6 luglio 2012.
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