La copertina di una rivista che arriva in tutte le case dell’America degli anni Cinquanta che si fa specchio del quotidiano, oltre che segno di gratitudine per un’insegnante capace di guardare oltre i banchi di scuola: Buon compleanno, Miss Jones e il modo tutto speciale di Norman Rockwell per dire grazie.
di Brenda S. Antozzi per WebinARTE
Posso dire con certezza che Happy Birthday, Miss Jones (in italiano: Buon compleanno, Miss Jones), è il mio quadro preferito di Norman Rockwell.
E non perché sia il più famoso o il più importante.
Mi piace perché dentro ci sta il quotidiano.
Una scena piccola, quasi banale, che potrebbe passarti davanti senza fare troppo rumore.
E invece ti ferma.
Più lo guardo, più mi colpiscono i dettagli: il gesso sul pavimento, il cancellino caduto, la posa un po’ stanca della maestra, il bambino con il cancellino in testa che evidentemente non ha fatto in tempo a ricomporsi.
Sono cose minuscole, ma sono proprio quelle a rendere il quadro vivo.
L’opera esce il 17 marzo 1956 come copertina del The Saturday Evening Post.
A quel punto Rockwell è ormai molto più di un illustratore di copertine: è uno dei grandi narratori visivi dell’America quotidiana.
Non quella eroica o politica. Quella delle cose piccole: le cucine, i bar, le maestre, i compleanni, le domeniche.
La scena è disarmante nella sua semplicità: una maestra entra in classe e trova i suoi studenti pronti a festeggiarle il compleanno.
E sembra quasi una scena cinematografica. Come se il regista avesse urlato: “Eeeee stop!” nel momento giusto.
Perché il quadro blocca un istante precisissimo.
Rockwell dipinge il momento immediatamente successivo al caos. Forse subito dopo la prima campanella. O dopo l’intervallo.
Ed è qui che diventa geniale: mi sembra di arrivare esattamente quando si apre la porta. Posso immaginare cosa è successo prima e cosa succederà dopo. La maestra che tra tre secondi probabilmente dirà: “Oh ragazzi… grazie, ma non dovevate”.
Eppure non succede niente di epico. Nessuna tragedia. Nessuna allegoria incomprensibile davanti alla quale devi fingere di capire qualcosa.
E il bello è che questo quadro sembra avere un suono.
Io sento il casino di pochi secondi prima.
I bambini che corrono ai posti appena sentono i passi nel corridoio.
Qualcuno che ride troppo.
Una gomma che vola.
Un regalo nascosto male.
Il cancellino che cade.
E secondo me ha persino un odore: quello della polvere di gesso, del legno dei banchi, dell’aria chiusa delle aule.
Però non è davvero realismo. È memoria. O meglio ancora: Rockwell dipinge il modo in cui ricordiamo la realtà.

E Happy Birthday, Miss Jones diventa ancora più significativo quando scopri che, secondo il Norman Rockwell Museum, era un omaggio a un’insegnante, Miss Smith, che aveva riconosciuto il suo talento ed aveva quindi incoraggiato il giovane Rockwell a disegnare.
Questa informazione cambia completamente il quadro.
Perché non stai più guardando una semplice scena scolastica. Stai guardando un ringraziamento.
O meglio: il riconoscimento di quanto un adulto possa incidere sul futuro di un bambino
Forse è anche per questo che Miss Jones non è idealizzata.
È sorprendentemente normale: abito semplice, scarpe comode, espressione stanca, l’aria di chi ha corretto troppi compiti nella vita per riuscire ancora a stupirsi facilmente.
E i bambini? Li hai visti davvero? Tutti seduti come angeli quando fino a pochi secondi prima erano probabilmente diavoli scatenati.
Persino i regali funzionano proprio perché sono piccoli.
Fiori, pacchetti improvvisati, mele.
Cose da bambini.
E poi c’è quella malinconia sottilissima che forse è la parte più bella del quadro.
Perché capisci subito che quel momento durerà giusto un attimo.
Tra due minuti torneranno il rumore, le verifiche, le distrazioni, qualcuno tirerà di nuovo una gomma e tutto riprenderà normalmente.
Ed è forse questo che rende il quadro così bello ancora oggi.
Non la nostalgia degli anni Cinquanta.
Ma la nostalgia di quei momenti minuscoli che, mentre accadono, sembrano insignificanti.
E che invece, anni dopo, diventano enormi.
Bibliografia:
V.M. Mecklenburg – Telling stories : Norman Rockwell from the collections of George Lucas and Steven Spielberg, 2010 – pp. 137-141
Sitografia:
https://prints.nrm.org/detail/261035/rockwell-happy-birthday-miss-jones
https://www.saturdayeveningpost.com/2016/09/teachers-pets
L’Opera d’Arte del giorno prima
