Alla Porta della Scuola di Nicolai Petrovich Bogdanov-Belsky: la soglia come metafora di un cambiamento, in uno spaccato autobiografico che si allarga sul sistema scolastico della Russia zarista
di Giuliana Della Bianca per WebinARTE
Un ragazzino è fermo davanti alla soglia della scuola del villaggio.
Ha una giacca rattoppata, i calzoni sono strappati, i piedi avvolti in calzature di fortuna.
Nella piccola sacca e nel tascapane probabilmente ha tutti i suoi miseri averi.
Il bastone a cui si appoggia fa intendere che il bambino ha fatto molta strada per giungere sino a qui.
Fra le mani, tiene il copricapo che si è appena tolto.
È povero e conosce già una vita di stenti e di duro lavoro.
Probabilmente è il suo primo giorno di scuola.
Esita, forse teme di essere deriso dagli altri ragazzi o di non essere in grado di affrontare questa nuova esperienza della vita ma il desiderio di appartenere a quel gruppo di scolari è forte.
Il ragazzo è in ombra mentre l’interno dell’aula è luminoso, ordinato, i banchi di legno sono posti in file davanti alla lavagna e gli studenti sono assorti nei loro compiti.
Alcuni sono poveri come lui, un ragazzo scalzo siede accanto a uno con gli stivali quasi nuovi.
La luce di quest’aula simboleggia la conoscenza, il riscatto sociale e una speranza per il futuro.
La soglia è dunque una metafora: il momento di decisione fra una vita isolata da contadino e la vita connessa dello studente.
Il bastone, già oltre la soglia, sembra indicare una scelta ormai fatta.
La composizione, con gli stipiti della porta a fare da cornice, guida il nostro sguardo verso l’interno della stanza che lo stesso ragazzino sta guardando.
Alla porta della scuola, dipinto nel 1897, ha un forte contenuto autobiografico.
L’artista, figlio illegittimo di una povera contadina, nacque nel villaggio di Shitiki, nell’area rurale dell’oblast di Smolensk tra Mosca e Minsk.
L’infanzia fu segnata da una povertà assoluta, ospite indesiderato di uno zio.
Il suo destino cambiò quando il suo talento artistico fu notato da un ex professore dell’Università di Mosca, Sergei Račinskij, che si era dedicato all’educazione dei bambini contadini e fondò una scuola nella sua tenuta.
Račinskij non solo accettò Nikolaj nella sua scuola, ma successivamente finanziò la sua formazione artistica, mandandolo prima in un laboratorio di pittura di icone e poi alla prestigiosa Scuola di Pittura, Scultura e Architettura di Mosca.
Da ragazzo contadino a piedi nudi, Bogdanov-Belsky divenne Accademico, un titolo conferitogli personalmente dallo zar Nicola II che gli commissionò anche un ritratto.
Nikolaj ha rappresentato sulla tela come la sua vita è stata una vera e propria testimonianza del potere trasformativo dell’istruzione.
Si tratta di un tema ricorrente per l’artista che ha riprodotto diversi momenti delle attività scolastiche.

Nota è l’opera Aritmetica mentale (1895) dove immortala il suo benefattore, Račinskij, seduto tra i suoi alunni contadini.
Sulla lavagna è scritta una formula matematica complessa e i bambini sono colti in un momento di intensa concentrazione intellettuale.
C’è chi si gratta la testa, chi guarda la lavagna, chi ha lo sguardo concentrato nei calcoli e chi sussurra al maestro la soluzione.
Sono tutte azioni che ribaltano lo stereotipo del contadino russo dell’epoca, mostrandone la dignità, la curiosità e il potenziale intellettuale.
La situazione della scuola rurale della Russia della seconda metà dell’Ottocento era segnata da un forte divario sociale ma anche da un fermento riformista.
L’istruzione dei contadini era quasi inesistente prima della riforma emancipativa del 1861 emanata dallo zar Alessandro II di Russia; con essa venne abolita la servitù da tutto il territorio imperiale.
Fu la prima riforma liberale compiuta nel corso del regno da Alessandro II.
Dopo quella data, nelle campagne russe, nacque un sistema di istruzione frammentato che vedeva la coesistenza di tre tipi di istituti molto diversi tra loro per qualità e orientamento: le migliori erano le scuole degli Zemstvo (organi di autogoverno introdotti dallo zar Alessandro II) di natura laica e moderna; le scuole parrocchiali (della Chiesa Ortodossa) si occupavano principalmente di catechismo e lettura dei testi sacri e infine le scuole di alfabetizzazione spontanea (Gramotnosti) stanze private o capanne gestite da contadini che sapevano appena leggere, pagati dalla comunità per insegnare ai bambini i rudimenti nei mesi invernali.
La frequentazione scolastica era rigidamente legata alle stagioni e i bambini in primavera e in estate dovevano lavorare nei campi o pascolare il bestiame tanto che alla fine dell’Ottocento, il tasso di alfabetizzazione nelle campagne russe oscillava tra il 15 e il 20%.
Bogdanov-Belsky fece parte del movimento dei Peredvizhniki (i pittori itineranti) che promuoveva il realismo e la critica sociale, con l’obiettivo di raffigurare la vita dei russi comuni senza idealizzarla.
Con l’avvento della Rivoluzione d’Ottobre del 1917 l’artista non si riconobbe nel nuovo regime sovietico e nel 1921 scelse l’esilio a Riga, in Lettonia, in cerca di rifugio dalle restrizioni artistiche dell’Unione Sovietica. Durante la Seconda Guerra mondiale la Lettonia venne occupata e l’artista, gravemente ammalato, venne trasferito in una clinica a Berlino dove morì nel 1945 durante un bombardamento poco prima della fine della guerra.
Il quadro Alla porta della scuola è conservato presso il Museo di Stato Russo di San Pietroburgo, precedentemente Museo Russo di Sua Maestà Imperiale Alessandro III.
È uno dei più importanti musei di San Pietroburgo, interamente dedicato all’arte russa, la cui sede principale si trova nello splendido Palazzo Michajlovskij, opera dell’architetto italiano Carlo Rossi.
Il museo fu istituito nel 1895, dopo l’incoronazione dello zar Nicola II per commemorare il padre, Alessandro III.
La collezione originale era composta da opere d’arte prelevate dall’Ermitage, dal Palazzo di Alessandro e dall’Accademia russa di belle arti.
A seguito della Rivoluzione russa, molte collezioni private furono nazionalizzate e ricollocate al Museo di Stato Russo. Attualmente ospita più di 400.000 opere d’arte russa che vanno dalle icone dell’XI secolo fino ai giorni nostri.
Fonti
Museo di Stato Russo di San Pietroburgo
https://utenti.quipo.it/base5/index.htm Aritmetica mentale nella scuola di Rachinski
L’Opera d’Arte del Giorno Prima
Issunshi Hanasato, I tesori senza tempo della letteratura
