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IL BACCO DEGLI UFFIZI: MANIFESTO DELLA PITTURA, SPECCHIO DELLA REALTÀ per CalendARTE

Caravaggio, Bacco, 1597–1598 circa, Gallerie degli Uffizi, Firenze
Bacco degli Uffizi: Caravaggio trasforma il mito in realtà, tra sensualità, natura morta e ossessione per il vero.

Di Antonietta Capo per WebinARTE

Quando ci si trova di fronte al Bacco di Michelangelo Merisi detto Caravaggio, presso la galleria degli Uffizi, si resta un po’ spaesati e a disagio. La prima cosa che colpisce è che il dio che ci fissa da sotto una corona di foglie di viti ha veramente poco di divino. Ci guarda dritto negli occhi con un’aria languida, un po’ pigra e decisamente ammiccante.

Osservando meglio il gesto del calice offerto con la mano sinistra si scopre che il dio altro non è che un ragazzo che ha usato un lenzuolo da letto per mimare una tunica antica, su un finto triclinio. Caravaggio ha utilizzato lo stesso modello per altre opere coeve: il Fanciullo con canestro di frutta, il Suonatore di liuto, il Ragazzo morso da un ramarro.

Tutte queste opere condividono con il Bacco una forte carica sensuale, la camicia bianca con la spalla scoperta o aperta in petto e l’attivazione dei sensi, tra il profumo della frutta, le note della musica e lo scatto improvviso del dolore. In queste tele, la natura morta e i riflessi sulle caraffe di vetro anticipano quell’ aderenza al vero che toccherà il suo culmine nel capolavoro degli Uffizi.

C’è da dire che Merisi non inventa tutto questo dal nulla; egli arriva a Roma con il suo bagaglio culturale del Nord Italia. La calda sensualità del giovane e l’atmosfera sospesa evidenziano l’influenza della pittura veneta. Ma a dare forza alla tela è soprattutto la tradizione lombarda: da maestri come Savoldo, Moretto e i Campi, Caravaggio eredita l’ossessione per il vero e la luce naturale.

Questa lezione lombarda è ben evidente nel realismo della messinscena. Il dio è in realtà un giovane modello di bottega, identificato nell’amico pittore Mario Minniti, sdraiato su un materasso usurato coperto alla buona. Ha il viso e le mani arrossate di chi vive all’aria aperta e, se si guarda bene la mano sinistra, si nota un dettaglio che contrasta con l’idealizzazione classica: sotto le unghie c’è una riga scura di sporco.

Questo contrasto tra il mito e gli oggetti quotidiani si fa ancora più marcato in quelli messi in primo piano. Il calice è una coppa sottilissima colma di vino; la superficie del liquido fa delle minuscole onde concentriche, registrando il tremolio reale della mano del ragazzo stanco per la posa.

La frutta è in parte marcia: alcune mele sono bacate, le foglie sono secche e accartocciate, il fico è così maturo da essersi spaccato, i grappoli d’uva sono pronti per essere mangiati.

C’è da fare un’altra considerazione. Oltre al proprio bagaglio culturale, Caravaggio guarda ai contemporanei per rafforzare la sua idea di dipingere le “cose naturali”. Con questo spirito si avvicina all’opera di Annibale Carracci.

Annibale Carracci, Ragazzo che beve, 1582–1583 circa, Cleveland Museum of Art
Annibale Carracci, Ragazzo che beve, 1582–1583 circa, olio su tela, 56 × 43,8 cm, Cleveland Museum of Art, Cleveland. Photo © Cleveland Museum of Art.

Annibale, in quegli anni, approfondiva i suoi studi sulla resa naturale mettendoli in atto con una serie di dipinti di genere. Ad esempio, nel Ragazzo che beve, cattura con incredibile naturalezza i riflessi della luce che attraversa una caraffa di vino dal colore ambrato, proiettando sulla camicia del ragazzo un’ombra cromatica.

Si vedono riflesse nel vetro due finestre e le dita della mano che sorregge la brocca. Caravaggio si spinge oltre. Il vino nella brocca del Bacco ha delle increspature e piccole bollicine che ci suggeriscono che fosse stato appena versato e nel riflesso della luce sul vetro si intravede un minuscolo autoritratto, una sagoma con il pennello in mano mentre dipinge.

Inserendosi in quel riflesso, il pittore svela l’inganno definitivo e ci mostra l’attimo esatto in cui l’opera prende forma. Si crea così un incredibile gioco di sguardi: Caravaggio osserva il suo modello dal lato sinistro della stanza, Bacco fissa noi con la sua posa provocatoria, e noi, a nostra volta, diventiamo testimoni di una realtà catturata senza filtri né abbellimenti.

A commissionargli un quadro fu il Cardinal Francesco Maria del Monte, ambasciatore della famiglia Medici, che nella sua residenza romana di Palazzo Madama amava circondarsi di musica, scienza e quadri di giovani e promettenti pittori. Secondo le fonti, il Cardinale donò il quadro, insieme alla Medusa, a Ferdinando I de’ Medici, Granduca di Toscana, in occasione delle nozze del figlio Cosimo II, nel 1608.

Il dipinto rimase per lungo tempo nei depositi degli Uffizi, finché nel 1913 l’ispettore Matteo Marangoni lo individuò, ritenendolo in un primo momento una copia. Fu Roberto Longhi a riconoscerne l’autografia caravaggesca, un giudizio in seguito accolto dallo stesso Marangoni e dalla critica.

Caravaggio, Bacco, 1597–1598 circa, Gallerie degli Uffizi, Firenze
Michelangelo Merisi da Caravaggio, Bacco, 1597–1598 circa, olio su tela, 95 × 85 cm, Gallerie degli Uffizi, Firenze. Photo © Gabinetto Fotografico delle Gallerie degli Uffizi – Ministero della Cultura.

Bibliografia

Roberto Longhi, Caravaggio, Roma, Editori Riuniti, 1993.

Peter Robb, M. L’enigma Caravaggio, Milano, Mondadori, 2003.

Rossella Vodret (a cura di), Dentro Caravaggio, catalogo della mostra, Milano, Skira, 2017.


Foto

Caravaggio (Michelangelo Merisi), Bacco, 1597–1598 circa. Olio su tela, 95 × 85 cm. Firenze, Gallerie degli Uffizi. Photo © Gabinetto Fotografico delle Gallerie degli Uffizi- Ministero della Cultura.

Annibale Carracci, Ragazzo che beve, 1582-1583 circa, olio su tela, 56 × 43,8 cm, Cleveland, Cleveland Museum of Art. Photo © Cleveland Museum of Art.


Sitografia

https://www.uffizi.it/opere/caravaggio-bacco

https://www.clevelandart.org/art/1994.4

Redazione, “Il naturalismo del ’600, dai Carracci a Caravaggio. Origini e sviluppo”, Finestre sull’Arte, 28 febbraio 2022,

https://www.finestresullarte.info/arte-base/naturalismo-seicentesco-dai-carracci-a-caravaggio


L’Opera d’Arte del giorno

Will Barnet, Donna che legge