I giocatori di carte: silenzio, concentrazione e geometria nella pittura di Paul Cézanne.
Di Jasmina Dei Negri per WebinARTE
Con voi non gioco, perdo sempre!
Ci ricordiamo ancora delle osterie di campagna di un tempo? Soprattutto la domenica gli uomini sedevano ai tavolini a giocare a carte. Voci, sussurri, improperi, risate, arrabbiature. Bicchieri e bottiglie di vino, tazzine di caffè, tanto tempo fa anche posaceneri pieni di mozziconi e l’aria fumosa che impregnava gli abiti. Chissà se alla fine del XIX secolo nelle osterie provenzali le scene erano simili.
Paul Cézanne (1839 – 1906) realizzò cinque diverse versioni di Giocatori di carte tra il 1890 e il 1896. Questa è conservata presso Courtauld Gallery di Londra. La scena sembra invitarci a partecipare alla partita: riusciamo persino a vedere le carte del giocatore di sinistra. Sembra un espediente di Cézanne per far partecipare lo spettatore alla scena, trasformandolo quasi in un complice dei giocatori.
Lo spiega Ulf Küster, curatore della Fondation Beyeler, in occasione della mostra dedicata a Cézanne tenutasi nel 2026, in cui sono state esposte affiancate le versioni dei Giocatori di carte della Courtauld Gallery e del Musée d’Orsay. Ma se partecipassimo davvero alla partita potremmo essere impegnati per un tempo lunghissimo, infinito: i due giocatori sembrano non solo concentrati ma, ancor più, isolati da tutto, “congelati” e chiusi in sé stessi. La partita potrebbe non finire mai, l’azione del loro giocare è fissata in un istante duraturo, immutabile, osserva lo storico d’arte Gottfried Boehm. Il tempo non appare essere sospeso: sembra piuttosto non esserci affatto e dai due uomini non scaturiscono nemmeno emozioni.
Il soggetto dei giocatori di carte non è nuovo nella pittura e l’ispirazione a Cézanne potrebbe derivare dalle sue sessioni di studio al Louvre dove eseguiva schizzi di opere degli antichi maestri. Mentre i giocatori di carte nei dipinti del Rinascimento o nelle scene fiamminghe del XVII secolo ambientate nelle taverne erano considerati imbroglioni e piccoli truffatori, Cézanne rende la scena archetipica, bastante a sé stessa, senza implicazioni moralistiche. Raffigura piuttosto un rituale che evoca la vita provinciale, quella che non sembra avere né inizio né fine. Afferma, inoltre, il valore intrinseco dei contadini come protagonisti di un dipinto.
I due uomini, presenti anche in altri ritratti e studi preparatori, erano probabilmente braccianti o contadini della tenuta paterna. In un’arte ancora segnata da gerarchie che relegavano i soggetti contadini al di sotto della pittura religiosa, storica e celebrativa, Cézanne si avvicina alla lezione realista di Millet e Courbet, ma la rielabora con una sensibilità pienamente moderna. Non dimentichiamoci che Picasso lo avrebbe definito «il padre di tutti noi», confermandone il ruolo di precursore dell’arte moderna.
Cézanne libera la pittura dalla dipendenza del soggetto. L’uso del colore e delle forme diventa centrale. Semplifica e geometrizza, costruisce le forme usando macchie, “tasselli” di colore, che definiscono i piani, gli spigoli, le curve, le variazioni di luce. Lo vediamo chiaramente in questo dipinto di due uomini e pochi altri oggetti di contorno in cui tutto è semplificato tanto da riconoscere le forme fondamentali: le braccia diventano cilindri, le pieghe della tovaglia triangoli, i cappelli semisfere, il tavolo un insieme di parallelepipedi. Questo modo di dipingere sarà importante per il Cubismo, che scomporrà tutta la realtà in forme geometriche.
Cézanne slega la pittura anche dalle convenzioni della prospettiva centrale: la bottiglia tra i due uomini segna un asse che divide la scena in due parti, ma tutto è inclinato verso sinistra. Questo, insieme ai diversi colori predominanti sui due lati del dipinto, conferisce alla scena immobile una sorta di movimento e un’asimmetria che ci conferma che nella realtà le cose non si presentano mai in equilibrio assoluto.
Davanti a questi due uomini assorti, capiamo di non assistere solo a una partita di carte. Siamo testimoni di come la pittura possa trasformare un gesto quotidiano in qualcosa di essenziale e senza tempo. E forse il bello è che, anche senza sapere chi vincerà la mano, la partita più importante l’ha già vinta Cézanne: quella con la modernità.

Fonti
Canale Instagram @fondationbeyeler, 17 maggio 2026, introduzione al dipinto I giocatori di carte da parte di Ulf Küster, Senior Curator della Fondation Beyeler, Riehen
The Metropolitan Museum of Art, «Paul Cézanne, La Partie de cartes (The Card Players), 1890-1892», scheda dell’opera, s.d.
The Courtauld Gallery, «Paul Cézanne, Les Joueurs de cartes (The Card Players), 1892-1896», scheda dell’opera, s.d.
Musée d’Orsay, «Paul Cézanne, Le Joueur de cartes, 1890-1892 e Les Joueurs de cartes, 1893-1896», schede delle opere, s.d.
Credit foto
Paul Cézanne, Les Joueurs de cartes, 1892-1896, Courtauld Gallery
L’Opera d’Arte del giorno
