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UVA E FICHI: IL CESTO DI FRUTTA DELLA VILLA DI OPLONTIS per CalendARTE

Il cesto di frutta della villa di Oplontis
Il cesto di frutta della villa di Oplontis: fichi, lusso e vita quotidiana nell’antica Roma

di Gabriela D’Ippolito per WebinARTE

Benvenuti ad Oplontis, nel buen retiro dell’aristocrazia romana.

Qui la dimora non è solo architettura: è un manifesto di opulenza e diplomazia.

Ogni spazio parla di lusso, e parla soprattutto di lei, Poppea: donna di rara bellezza e spregiudicata ambizione, descritta così magistralmente da Tacito.

Se è vero, come si crede, che la villa appartenesse a lei, seconda moglie di Nerone, non c’è bisogno di aggiungere quanto la matrona amasse il lusso e il divertimento. Sceglie, per la sua amoenitas, una villa a strapiombo sul mare, con una vista aperta che spaziava da Sorrento fino a Capri.

Il sito di Oplontis è oggi al centro di Torre Annunziata, e di quel lusso, di quella luce e di quella amoenitas si intuisce ben poco. Bisogna lavorare un po’ di immaginazione.

Oplontis, Area archeologica di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata

Immaginiamo una terrazza naturale a picco sul Mar Tirreno. All’epoca, la linea della costa era molto più avanzata verso il mare rispetto a quella odierna, e dunque le onde arrivavano quasi ai piedi del complesso

Parliamo di circa 11000 metri quadri, ad oggi si contano poco più di 100 stanze: praticamente una piccola città con tanto di terme private.

Le grandi finestre e i porticati rendevano le stanze luminose, concepiti come cornici architettoniche per il paesaggio naturale.

Nel triclinio, i letti su cui gli ospiti si sdraiavano per mangiare erano orientati scientificamente per offrire contemporaneamente lo spettacolo della vista, ma anche perché ammirassero la ricchezza e la generosità della casa.

Il panorama  è il protagonista di queste sale, ma gli effetti speciali si misurano anche sulle pareti.

Il “secondo stile” pompeiano si caratterizza per saper ingannare la vista: guardate  il davanzale su cui poggia il cesto di fichi e capirete perché.

La regola d’oro è vincere la bidimensionalità della parete.

Per fare in modo che la stanza non sembrasse chiusa, si dipingevano finte architetture—colonne, architravi e nicchie—che sembravano sporgere o arretrare, dando l’impressione che lo spazio continuasse oltre la parete. L’artista, con un sapiente uso della luce, proietta un’ombra morbida sulla parete, facendo sembrare il cesto sospeso e tridimensionale.

Lo sfondo dietro è un azzurro cielo limpidissimo: riprende direttamente il colore del cielo reale che entrava dalle grandi finestre aperte sul mare.

Avviciniamoci: l’intreccio di vimini della cesta è realizzato con precisione, ma mantiene una tocco di leggerezza: i fichi maturi sembrano straripare, sottolineando la generosità e l’abbondanza della casa.

I Romani li chiamavano xenia (doni per gli ospiti): come oggi, si offrivano i prodotti freschi della terra, in questo caso quelli della Campania Felix.

La ricchezza della terra è suggerita dalla resa cromatica, che enfatizza la polpa zuccherina e granulosa dell’interno, come pure rende tutte le sfumature dei colori, dal verde brillante al viola intenso.

In un attimo si annulla la distanza tra l’architettura chiusa della stanza e la natura rigogliosa della costa vesuviana. Una celebrazione dell’abbondanza e del saper vivere che rende questa natura morta tanto più significativa perché rappresenta un’istantanea dell’opulenza prima dell’oblio.

Oplontis fu infatti interamente sepolta insieme a Pompei, Ercolano e Stabia nel 79 d.C. Al momento dell’eruzione del Vesuvio, la casa era disabitata e vuota, trasformata in un cantiere: le pile di tegole e gli intonaci pronti per la posa documentano lavori di restauro mai terminati.  Poppea, che l’aveva voluta e abitata, era già nel regno di Ade da 15 anni, e Nerone l’aveva seguita di lì a poco; la villa rientrava così nei beni della famiglia imperiale, in attesa di nuove destinazioni d’uso. Un’opulenza, quella di Poppea, diventata un ricordo affidato alla pietra e ai suoi magnifici dipinti.


L’autrice

Bibliotecaria di professione, lettrice compulsiva e blogger: accumulo libri a un ritmo superiore alla mia aspettativa di vita. Subisco il fascino delle storie del passato e della bellezza in ogni sua forma, soprattutto se invisibile agli occhi: quando si tratta di scovarla, raccontarla e condividerla, non so dire di no. Nel mezzo del cammin della mia vita, mi dichiaro affetta da sindrome di eccessivo entusiasmo.


Bibliografia

Clarke, John R.; Muntasser, Nayla K., a cura di. Oplontis: Villa A (“of Poppaea”) at Torre Annunziata, Italy (50 B.C.–A.D. 79). Volume 1: The Ancient Setting and Modern Rediscovery. New York: The Oplontis Project / ACLS Humanities E-Book, 2014.


L’Opera d’Arte del giorno prima

Norman Rockwell, Buon compleanno Miss Jones