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JAN VERMEER, VEDUTA DI DELFT, per CALENDARTE

Veduta di Delft di Johannes Vermeer, panorama della città con porto, edifici, barche e un ampio cielo nuvoloso riflesso nell’acqua.
Veduta di Delft: luce, silenzio e vita quotidiana nella città dipinta da Vermeer.

Di Giuliana Della Bianca per WebinARTE

Era il 1921 quando Marcel Proust vide, per la seconda volta nella sua vita, il quadro Veduta di Delft. Lo scrittore, già molto malato, usciva raramente da casa ma per Vermeer fece un’eccezione e si recò al Museo Jeu de Paume di Parigi accompagnato dall’amico e critico d’arte Jean-Louis Vaudoyer. Durante la visita ebbe un malore ma al rientro a casa disse alla propria governante e confidente, Céleste Albaret:

Ah, Céleste, non può immaginare la minuzia, la raffinatezza! Il più piccolo grano di sabbia! Un minuscolo tocco di rosa di qua, di verde di là…Come deve averci lavorato! Io dovrei correggere, correggere, aggiungere dei grani di sabbia….

Il primo incontro con la Veduta di Delft risaliva a vent’anni prima e in una lettera inviata a Jean-Louis Vaudoyer, Proust scrisse: «Da quando ho visto al museo de La Haye una veduta di Delft, ho saputo di aver visto il più bel quadro del mondo». Poco dopo la visita al Jeu de Paume, Proust scrive l’episodio della morte di Bergotte ne La Prigioniera, il quinto volume de Alla ricerca del tempo perduto. Il protagonista, anche lui uno scrittore, muore poco dopo aver visto il quadro. Ma prima lo descrive:

Una piccola ala di muro gialla, di cui non si ricordava, era dipinta così bene da apparire, a guardarla isolatamente, simile ad una preziosa opera d’arte cinese, di una bellezza che basta a se stessa.(…) “Così avrei dovuto scrivere, – si disse. -I miei ultimi libri sono troppo secchi, ci voleva più colore, bisognava render più preziosa la mia frase, come quella piccola ala di muro gialla.

Ma cos’ha di così particolare la Veduta di Delft da renderlo il più famoso paesaggio urbano del Seicento olandese? Questa città, rappresentata al mattino, trasmette un senso di tranquillità e di equilibrio enfatizzato dalle tre strisce orizzontali che distinguono cielo, città e acqua. Nel cielo, che occupa due terzi dell’orizzonte, le nuvole si muovono rapidamente oscurando una parte degli edifici e riflettendosi nell’acqua in una magistrale interazione tra luci e ombre.

Siamo nella zona del porto di Delft, città natale dell’artista, lungo il canale Schie. Al di là del canale, fra gli edifici che si specchiano nell’acqua, sono raffigurate le due porte d’ingresso alla città, porta Schiedam e porta Rotterdam mentre in secondo piano si scorgono altri edifici e le torri di due chiese illuminate dal sole, la Oude Kerk, a sinistra, e a destra la Nieuwe Kerk, in cui fu battezzato il pittore. In primo piano una striscia di sabbia color ocra ospita due gruppi di persone che parlano tra loro o attendono di salire su una chiatta da trasporto dipinta in basso a sinistra. Delle grandi barche, adibite alla pesca delle aringhe, sono ormeggiate nel porto. I colori caldi della città illuminata dal sole contrastano con quelli freddi del cielo nuvoloso e dei riflessi nelle acque del canale.

Questo forte contrasto è un’invenzione originale con cui Vermeer conferisce una notevole profondità al paesaggio. Il nostro sguardo è attratto dalla luce, verso la profondità della scena. Per suggerire le caratteristiche tattili dei vari materiali, dai mattoni alle tegole e alla pietra, dal legno delle barche all’acqua, Vermeer varia la stesura pittorica e lo spessore del colore (ora trasparente e liscio, ora reso ruvido dall’aggiunta di sabbia o grumi di biacca).

Veduta di Delft di Johannes Vermeer, panorama della città con porto, edifici, barche e un ampio cielo nuvoloso riflesso nell’acqua.
Johannes Vermeer, View of Delft (Veduta di Delft), ca. 1660–1661, olio su tela, 96,5 × 115,7 cm, Mauritshuis, L’Aia.

Nella torre ottagonale della Nieuwe Kerk, applicò uno strato spesso e liscio di giallo piombo sulle sezioni più illuminate, come se stesse modellando con la vernice, dando l’impressione che la scena brilli sotto la luce intensa del sole. Magistrale è anche l’effetto del riflesso tremolante dell’acqua sullo scafo della barca vicino alla porta di Rotterdam. Per ottenere questo risultato il pittore applica dei piccoli puntini di vernice ocra, grigia e bianca.

La matericità dei tetti, lungo il lato sinistro della Veduta di Delft, è data dalla sovrapposizione di piccoli tocchi di vernice rossa, marrone e blu sul sottile strato marrone rossastro delle tegole. Lo skyline della città fatto di tetti rossi, edifici in mattoni marroni e finestre scure si staglia come un fregio e si contrappone al cielo luminoso. Il contrasto è accentuato da una linea bianca dipinta nel cielo appena sopra i tetti. Per riprendere questo scorcio della città il pittore si trovava in una posizione sopraelevata sull’altra sponda del canale, probabilmente al secondo piano di un edificio posto di fronte al porto.

Diversi critici ritengono che abbia utilizzato un dispositivo ottico chiamato camera oscura. Le camere oscure erano oggetti molto apprezzati nel XVII secolo per gli effetti paesaggistici naturalistici che creavano. Uno dei dettagli più curiosi del dipinto, evidenziato dallo storico dell’arte Kees Kaldenbach, è che il campanile della Nieuwe Kerk è vuoto. Le ricerche di Kaldenbach hanno dimostrato che il vecchio carillon di campane della torre della Chiesa Nuova fu rimosso nella primavera del 1660 durante un restauro diretto dai rinomati campanari di Hemony.

Di conseguenza, la torre vuota indica l’anno 1660, confermando la datazione del dipinto generalmente proposta per ragioni stilistiche. Inoltre, Kaldenbach ipotizza che, data la rigogliosa vegetazione verde e gli attivi lavori di manutenzione sulle navi ormeggiate nel cantiere navale (in preparazione all’apertura della stagione di pesca il 1° giugno), la scena intendesse raffigurare una mattina presto della prima metà di maggio. L’effetto di illuminazione della Nieuwe Kerk, tra l’altro, è stato interpretato anche in senso politico: dal 1622 vi era sepolto Guglielmo I d’Orange (Guglielmo il Taciturno), caduto vittima di un attentato nel 1584, durante la guerra di indipendenza dei Paesi Bassi, proprio a Delft, città in cui era considerato un eroe nazionale.

 La Veduta di Delft è un unicum fra le opere di Vermeer di cui conosciamo i ritratti o opere raffiguranti scene di interni. Sebbene La stradina, conservata al Rijksmuseum di Amsterdam, raffiguri anch’essa una scena esterna di edifici, si tratta di un’opera più intima rispetto all’imponente Veduta di Delft. Il quadro fa parte della collezione permanente della Mauritshuis de L’Aia.

Tuttavia, è stato annunciato che il Museo Nazionale Thyssen-Bornemisza e la Mauritshuis de L’Aia hanno realizzato uno scambio simultaneo di venticinque opere emblematiche delle rispettive collezioni permanenti. A Madrid, dal 9 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027, sarà in mostra una selezione che comprende un eccezionale insieme di capolavori della pittura olandese del Seicento, tra cui spicca Veduta di Delft (1660-1661 ca.) di Johannes Vermeer.


Fonti:

https://www.essentialvermeer.com

(#86) Proust, Marcel [Lettre autographe signée à Jean-Louis Vaudoyer]. Sans date [Dimanche 1er mai 1921].

https://www.mauritshuis.nl

N. Schneider, Vermeer 1632-1675 I sentimenti dissimulati, Taschen, Verlag GmbH, 2016, Traduzione italiana di Tania Calcinaro

M. Proust, Alla ricerca del tempo perduto – La Prigioniera, I Meridiani, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano, IV edizione 1998

G. Oliviero, Apparizioni pittoriche nella Recherche, www.LaRecherche.it

“Camera oscura di Athanasius Kircher”, illustrazione dall’Ars magna lucis et umbrae di Kirscher (1671) riprodotta nell’Ausführliches Handbuch der Photographie di Josef Maria Eder (Manuale dettagliato di fotografia, 1905) 


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