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Unforgettable a Gand: quando il Seicento olandese e fiammingo smette di essere un club per soli uomini

Il Seicento olandese e fiammingo è stato raccontato per secoli come una costellazione di grandi maestri: Rembrandt, Vermeer, Hals, Rubens. Una storia luminosa, ma incompleta. La mostra “Unforgettable. Women Artists from Antwerp to Amsterdam, 1600–1750”, ospitata al Museum voor Schone Kunsten di Gand, parte proprio da questa lacuna: non per aggiungere qualche nome femminile ai margini del canone, ma per dimostrare che quel canone è stato costruito lasciando fuori una parte significativa del paesaggio artistico.

Il punto non è scoprire artiste sconosciute. È capire perché le abbiamo dimenticate.

Judith Leyster, ‘Young Woman being Harassed by a Man’, 1631. Mauritshuis

A Gand, città che ha l’abitudine elegante di far convivere pietra medievale, memoria fiamminga e vita culturale contemporanea, la mostra trova una collocazione quasi naturale. Non soltanto perché è ospitata all’MSK, il più antico museo del Belgio, ma anche perché Gand stessa è una città fatta di stratificazioni: nasce all’incontro tra la Lys e la Schelda, custodisce un centro storico densissimo di memoria e continua a presentarsi come una capitale culturale dove il dialogo tra passato e presente è parte integrante dell’identità urbana.

L’esposizione, aperta dal 7 marzo al 31 maggio 2026, è la tappa europea di un progetto sviluppato insieme al National Museum of Women in the Arts di Washington. Riunisce opere di oltre quaranta artiste attive nei Paesi Bassi storici tra Seicento e primo Settecento e attraversa un panorama sorprendentemente ampio della produzione visiva: pittura, grafica, scultura, tessili e arti su carta. L’obiettivo non è semplicemente recuperare nomi dimenticati. È mostrare che le donne non erano affatto rare nel mondo artistico del tempo e che la loro marginalizzazione è in larga parte il risultato di una selezione storiografica successiva.

Michaelina Wautier, ‘Two girls as Saints Agnes and Dorothea’, c. 1650. KMSKA

Per capire perché questa mostra conti davvero bisogna ricordare il contesto storico. Il Seicento nei Paesi Bassi non è un territorio uniforme. A nord si sviluppa la Repubblica delle Province Unite, indipendente dalla Spagna e riconosciuta ufficialmente nel 1648, con città come Amsterdam, Haarlem e Delft dove prosperano il mercato dell’arte e la cultura borghese. A sud restano invece i Paesi Bassi asburgici, cattolici e dinastici, con centri come Anversa e Bruxelles in cui il peso delle corti, della committenza religiosa e delle tradizioni artigianali resta forte. In entrambe le realtà la produzione artistica nasce dentro reti complesse: botteghe familiari, corporazioni, collezionismo privato, commerci internazionali e circolazione di beni di lusso.

È proprio qui che la mostra compie la sua mossa più interessante: non racconta le artiste come eccezioni isolate o curiosità biografiche, ma come parte integrante dell’economia artistica del loro tempo.

Judith Leyster, Autoritratto (1630 circa; Washington, DC, National Gallery of Art)

Fra le figure più emblematiche c’è Judith Leyster, attiva nella Haarlem del Seicento. Nel 1633 entrò nella Guild of St Luke, diventando una delle prime donne nei Paesi Bassi a ottenere il titolo ufficiale di maestra pittrice. Quel riconoscimento non era soltanto simbolico: significava poter aprire una bottega, formare allievi e costruire una carriera autonoma. Leyster dipinge scene di genere con musicisti, bevitori e bambini con una vitalità luminosa e una libertà pittorica che per molto tempo furono attribuite ai pittori del suo ambiente, come Frans Hals. Oggi la sua produzione appare con maggiore chiarezza come una delle voci più originali della scuola di Haarlem.

Se Leyster rappresenta la professionalizzazione nel Nord protestante, Clara Peeters racconta invece l’ambiente artistico di Anversa nei Paesi Bassi meridionali. Specialista della natura morta, Peeters è una delle pochissime donne che nel primo Seicento lavorano professionalmente come pittrici. Nei suoi tavoli imbanditi con coppe metalliche, formaggi, coltelli e riflessi lucidissimi si riconosce il gusto per gli oggetti preziosi che caratterizza la cultura mercantile del tempo. In alcune opere l’artista inserisce minuscoli autoritratti riflessi nei metalli delle stoviglie. In Still Life with Cheeses, Almonds and Pretzels compaiono addirittura sei piccoli autoritratti riflessi nella superficie di una coppa dorata, quasi un modo ironico per rivendicare la propria presenza dentro un genere pittorico dominato dagli uomini.

Clara Peeters, ‘Still life with cheeses and crayfish’, c. 1615. Private collection

Accanto a lei emerge anche la figura di Maria van Oosterwijck, una delle pittrici di nature morte più apprezzate del Seicento olandese. Attiva tra Delft e Amsterdam, Oosterwijck si specializzò nelle cosiddette nature morte vanitas, composizioni ricche di fiori, libri, clessidre e oggetti preziosi che alludono al passare del tempo e alla fragilità della vita. La sua reputazione fu straordinaria già durante la sua vita: le sue opere furono collezionate da alcune delle corti più potenti d’Europa, tra cui quelle di Luigi XIV di Francia e dell’imperatore Leopoldo I d’Asburgo. Nonostante questo successo internazionale, Oosterwijck non poté entrare ufficialmente nella corporazione dei pittori, segno di quanto il sistema artistico dell’epoca restasse comunque difficile da attraversare per una donna.

Maria Van Oosterwijk, ‘Vanitas Still life’,1668. Kunsthistorisches Museum Wien

Con Michaelina Wautier il discorso cambia scala. Pittrice dei Paesi Bassi meridionali attiva nel Seicento barocco, Wautier non si limitò ai generi considerati appropriati per una donna. Si confrontò anche con la pittura di storia, il genere più prestigioso nella gerarchia accademica, affrontando composizioni ambiziose e temi complessi. Tra le opere oggi più discusse della pittrice spicca Il trionfo di Bacco, una grande composizione con numerose figure e nudi maschili che dimostra quanto Wautier fosse perfettamente capace di affrontare il genere più ambizioso della pittura barocca.


Fruit Piece. (1710; detail), Rachel Ruysch

Tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento, Rachel Ruysch sposta il discorso verso un territorio in cui arte e scienza si incontrano. Figlia del botanico e anatomista Frederik Ruysch, cresce in un ambiente dove osservazione scientifica e rappresentazione visiva sono strettamente intrecciate. I suoi bouquet floreali popolati da insetti e dettagli botanici minuziosi riflettono l’interesse per la natura che attraversa la cultura scientifica della Repubblica olandese. Ruysch fu la prima donna ammessa nella Confrerie Pictura dell’Aia e divenne pittrice di corte a Düsseldorf, segno della sua reputazione internazionale. Nonostante una vita familiare intensa, ebbe dieci figli e mantenne una carriera artistica straordinariamente lunga e di grande successo, continuando a dipingere fino a oltre ottant’anni.

Infine c’è Maria Sibylla Merian, figura che amplia persino il significato della parola artista. Illustratrice e naturalista, Merian è celebre per i suoi studi sugli insetti e per le tavole che mostrano la metamorfosi delle farfalle e di altre specie con una precisione scientifica straordinaria. Le sue immagini uniscono osservazione naturalistica e sensibilità artistica, ricordando quanto il mondo culturale del Seicento nordico fosse profondamente intrecciato con le nuove curiosità scientifiche e con l’esplorazione della natura.

Maria Sibylla Merian, Spectacled Caiman and South African False Coral Snake from Dissertation on the Origin and Metamorphoses of Surinamese Insects, Plate 69, 1719 (1705). National Museum of Women in the Arts, Washington, D

Il merito più forte di Unforgettable sta proprio qui. Non chiede allo spettatore un gesto di riparazione morale verso artiste dimenticate. Chiede qualcosa di più difficile: accettare che il Secolo d’oro olandese e fiammingo, così come ci è stato raccontato per generazioni, sia il risultato di una selezione parziale, filtrata da criteri di genere, di status e di medium. A Gand, città dalla memoria tenace e dall’identità culturale stratificata, questa operazione assume quasi un valore civico. Perché, alla fine, la mostra non aggiunge semplicemente nuove protagoniste a una storia già scritta: dimostra che quella storia, senza di loro, era stata scritta male.

Giuliana Petrone

Fonti
1. MSK Gent, mostra “Unforgettable. Women Artists from Antwerp to Amsterdam, 1600–1750”.
2. National Museum of Women in the Arts, progetto espositivo “Women Artists from Antwerp to Amsterdam 1600–1750”.
3. ACC Art Books, catalogo della mostra “Unforgettable”.
4. Visit Gent, informazioni sulla mostra e sul Museum voor Schone Kunsten.
5. DailyArt Magazine, studi sulle donne artiste del Secolo d’oro olandese.
6. Rijksmuseum, biografie e opere di Judith Leyster.
7. Mauritshuis e Rijksmuseum, opere e studi su Clara Peeters.
8. Rijksmuseum e studi su Maria van Oosterwijck.
9. Kunsthistorisches Museum, studi su Michaelina Wautier.
10. National Gallery, studi sulla pittura floreale di Rachel Ruysch.
11. Natural History Museum, studi su Maria Sibylla Merian.