Una giovane donna con un libro: sguardo, intimità e seduzione nel ritratto di Pietro Rotari.
Di Gabriella D’Ippolito per WebinARTE
Questo ritratto tutto rococò di Pietro Antonio Rotari, Ragazza con libro, si colloca esattamente a metà strada tra “Non l’hai mica capito” di Vasco Rossi e “Non innamorarti di una donna che legge” di Martha Rivera Garrido.
Lo sguardo è quello sfidante della lettrice: sta dicendo a chi l’ha interrotta che non c’è niente che possa competere con il libro che ha in mano. E mentre si scherma con il suo libricino decorato, subito ci appare simpatica. Cappello maschile, occhi grandi ed espressivi, capelli forse corti ma senz’altro spettinati, orecchini da mille e una notte. Uno sguardo impertinente, che da solo crea una scena di seduzione.
Il libro, forse un romanzo o un diario, nasconde un sorriso complice; lo sguardo è inclinato, segue la linea del berretto: insieme sottolineano l’aria intellettuale della nostra lettrice. Il berretto scuro e morbido, di velluto, russo di taglio un po’ orientale, si intona con gli occhi e contrasta con la pelle di porcellana della ragazza.
Indossare accessori esotici nel Settecento poteva diventare un gioco divertente e malizioso, ripreso dal teatro e dalla moda, e vissuto poi nei salotti. Serviva, come adesso, a dare e a darsi una personalità attraverso il guardaroba.
E poi, i due dettagli che preferisco, tanto più che risaltano su un vestito così semplice.
Cominciamo dagli orecchini di perle a goccia. E va bene collezionare libri, ma se si tratta di orecchini non ci tiriamo indietro.
La perla si sa, illumina, e su quell’incarnato non può che risaltare.
Si tratta di un modello chiamato girandole: un elemento centrale più grande, in questo caso un dischetto, da cui pendono tre elementi a goccia, di gran moda nel XVIII secolo. I capelli nascosti dal cappello, da cui sfilano solo pochi riccioli capricciosi, o che suggeriscono un taglio sbarazzino, donano quella giusta freschezza alla giovane età della ragazza.
E veniamo al secondo elemento: il colletto di pizzo nero, il choker o collerette. Una sottile gorgiera che richiama l’eleganza e l’aristocrazia del secolo precedente, ma ne offre una versione minimal, di puro decoro e di tanta seduzione.
L’addizione dell’allusione orientale con elementi di assoluta femminilità, e in più l’aggiunta, geniale, di un libro in mano, che significa intelligenza, buona conversazione, indipendenza di giudizio: un ritratto che non lascia indifferenti e ci suggerisce un gioco audace, in sintesi la ricetta del rococò.

Una formula di enorme successo che Pietro Antonio Rotari portò fino a San Pietroburgo, alla corte dell’imperatrice Elisabetta e poi di Caterina la Grande. Lì realizzò, tra il 1756 e il 1762, centinaia di queste “teste di giovani fanciulle”, tra cui questa Ragazza con libro, molte delle quali sono tuttora custodite all’Ermitage o nel palazzo di Peterhof. In russo le Teste di carattere di Rotari avevano proprio un vezzeggiativo, golòvki, che rende perfettamente l’idea di come queste tele fossero percepite: piccoli oggetti di assoluto culto collezionistico, pensati per essere esposti. La zarina Caterina dedicò a questi ritratti un’intera sala a Peterhof, la Sala delle Testine appunto, che ne raccoglie ben 368.
È stato, questo conte originario di Verona, un artista straordinario che si è trovato sempre al posto giusto nel momento giusto, cogliendo il meglio dall’ambiente dei suoi mecenati e disegnando un’incredibile parabola nella sua carriera. Gli esordi nella sua città, grazie al fiammingo Robert van Audenaerd e alla scuola di Antonio Balestra, poi i soggiorni prima a Roma e poi a Napoli, dove si forma alla scuola del monumentale e classicista Francesco Solimena.
Tornato a Verona, assimila la lezione del Metodo per imparare a disegnare le passioni di Charles Le Brun, ma la svolta avviene a Vienna e a Dresda, dove incontra la grazia di Jean-Étienne Liotard. È qui che trova una via originale per tradurre le lezioni di Le Brun nel rococò che conosciamo. Un percorso del tutto personale, che porterà con sé a San Pietroburgo. Una leggerezza che le zarine di Russia, già profondamente affascinate dal genio italiano e straordinarie mecenati, apprezzarono oltremisura.
Fonti:
Marco Rago, Pietro Antonio Rotari, un artista europeo tra classicismo e Roccocò
L’Opera d’Arte del giorno
