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TAKEUCHI RYŪA (KOKUNIMASA), SKELETONS AS A COURTESAN PROCESSION per CalendARTE

Skeletons as a Courtesan Procession di Takeuchi Ryūa, paravento con processione di scheletri, Minneapolis Institute of Art
Skeletons as a Courtesan Procession: Takeuchi Ryūa trasforma il corteo di una cortigiana in un ironico memento mori tra scheletri, parodia e impermanenza.

Di Jasmina Dei Negri per WebinARTE

Avete presente quei grandi paraventi giapponesi con sfondo in foglia d’oro, spesso esibiti nei saloni di case eleganti e associati a un’idea raffinata, decorativa e un po’ stereotipata dell’arte giapponese? Basta cambiare prospettiva perché tutto muti: anche nell’arte giapponese si incontrano soggetti inattesi, lontani dalle immagini più consuete.

Prendiamo questi Scheletri come in una parata di cortigiana e Scheletri che giocano di Takeuchi Ryūa * (anche detto Kokunimasa, letteralmente il piccolo Kunimasa). Pittore e disegnatore nato nel 1873 o 1874 e morto nel 1944, o secondo altre fonti nel 1923, Takeuchi è un autore di cui non si sa molto. Verosimilmente figlio d’arte, firmò le sue opere con svariati nomi e talvolta le attribuzioni risultano difficili.

Iniziò la sua attività con stampe legate alle guerre sino-giapponese (1894-1895) e russo-giapponese (1904-1905): per lo più “reportage illustrati” in trittico destinati a chi era rimasto in patria. Oltre ai temi bellici, dipingeva tradizionali scene di genere e parodie di soggetti folkloristici legati al soprannaturale, temi da sempre molto presenti sia nella letteratura che nelle arti giapponesi.

I due paraventi, recente acquisizione del Minneapolis Institute of Art, sono probabilmente le due opere più note. Imponenti (aperti misurano ciascuno circa 174 cm di altezza e tre metri e mezzo di larghezza), presentano figure a grandezza naturale dipinte a inchiostro, che si stagliano sullo sfondo in foglia d’argento. Questa superficie, insieme ai pochi pigmenti accesi e ai dettagli dorati, crea un’atmosfera crepuscolare e tetra, in sintonia con i soggetti di natura ultraterrena e lontana dalla luminosità dei più familiari paraventi a fondo oro e colori vivaci ricordati all’inizio.

Nel paravento di destra, quello più appariscente, è rappresentata la parodia di un oiran dochū, un corteo di cortigiana d’alto rango. Abbigliate e truccate in modo vistoso, le oiran erano un soggetto ricorrente nelle stampe ukiyoe, le stampe “del mondo fluttuante”.  Il piccolo corteo scenografico di accompagnatori assisteva le cortigiane quando andavano a incontrare i clienti o attraversavano le città per mettersi in mostra e farsi pubblicità. C’erano attendenti con lanterne per illuminare la strada, altri incaricati di reggere il parasole o l’ombrello, e giovani aiutanti che sembravano oiran in miniatura.

Tutti questi personaggi compaiono anche qui, ma hanno già assunto la forma scheletrica che li attende dopo la morte. Non incutono paura perché rappresentati in chiave parodistica e bilanciano il macabro con arguzia ed eleganza. Le figure femminili indossano foglie di banano al posto del kimono, trattenute come un obi legato davanti, mentre fiori autunnali decorano i teschi con capelli ormai inesistenti e alludono alla transitorietà della vita. Anche il parasole, con le stecche malconce, diventa scheletrico.

Il paravento di sinistra, ispirato al quaderno di schizzi di scheletri Kyōsai donga, pubblicato nel 1881 da Kawanabe Kyōsai (1831–1899), raffigura undici scheletri impegnati in attività quotidiane e ludiche. Uno si appoggia mollemente a una lapide rovesciata mentre si sottopone a un trattamento di moxa. Più in basso due scheletri si affrontano in un tiro alla fune con una corda attorno al collo, osservati da un altro scheletro che fuma una lunga pipa. Più a sinistra se ne vede uno che suona un tamburo, seguito da un cantastorie con un asciugamano in testa e un ventaglio piegato in mano.

Skeletons at Play di Takeuchi Ryūa, paravento sinistro con scheletri impegnati in giochi e attività quotidiane, Minneapolis Institute of Art
Takeuchi Ryūa (Kokunimasa), Skeletons at Play, paravento sinistro della coppia, circa 1900–1920, inchiostro, colore, pigmento dorato e foglia d’argento su carta, paravento a sei pannelli, Minneapolis Institute of Art, The Mary Griggs Burke Endowment Fund

In un altro gruppo, uno scheletro acrobata mantiene l’equilibrio in cima a una stele di legno, danzando con un ventaglio lacero al ritmo della musica di uno shamisen, suonato a sua volta da uno scheletro. All’estrema sinistra la scena si conclude con gli ultimi scheletri impegnati in una avvincente partita di go. Anche qui a scena è dinamica e ironica, più vicina alla parodia che all’orrore.

In Giappone, la rappresentazione di scheletri intenti in attività umane era piuttosto diffusa. Serviva a ricordare la transitorietà della vita, ma senza necessariamente spaventare. Era sì un memento mori, simile e molti esempi dell’arte occidentale, ma presentato in forma umoristica. Accanto a questa tradizione esisteva però anche una tradizione figurativa molto più cruda e macabra: da un lato, scheletri che si aggirano sul limitare tra la vita e la morte e appartengono alla vasta schiera di spiriti ed esseri soprannaturali definiti yōkai; dall’altro, corpi raffigurati nelle diverse fasi di decomposizione.

Queste opere mostrano come certe tematiche siano viste e percepite in modo simile indipendentemente dal contesto religioso e culturale. I modi e le tecniche divergono, ma il significato ultimo rimane lo stesso: la morte è l’unica certezza della vita, è inevitabile e non sappiamo cosa venga dopo. Per questo è importante mettere a frutto il tempo che abbiamo a disposizione con consapevolezza. Il mistero della morte ha spinto artisti delle più disparate discipline a creare opere cupe e malinconiche, ma anche giocose, ironiche e sorprendenti.

Il 24 ottobre 2026, a ridosso di Halloween, il Minneapolis Institute of Art inaugurerà la mostra Bare Bones: Skeletons in Japanese Art. Il fulcro saranno i due paraventi di Takeuchi Ryūa, affiancati da opere, soprattutto del XIX secolo, quando le maggiori conoscenze anatomiche favorirono raffigurazioni sempre più realistiche degli scheletri. La mostra resterà aperta fino al 3 gennaio 2027.

*Adottiamo l’uso giapponese in cui il cognome precede il nome


Fonti:

Minneapolis Institute of Art, «Takeuchi Ryūa, Skeletons as a courtesan procession e Skeletons at Play», schede delle opere, s.d.

Minneapolis Institute of Art, anteprima presentazione della mostra Bare Bones: Skeletons in Japanese Art, 24 ottobre 2026 – 3 gennaio 2027

Science Museum (a cura di), «Memento Mori», Objects and Stories, 10 ottobre 2024

«Halloween e gli Yōkai, le leggendarie creature misteriose della tradizione giapponese», Scalarchives, 14 ottobre 2024

Lucia Tsujiguchi, «Yokai: Discover the History of Japan’s Legendary Monsters», Voyapon, 21 gennaio 2025

Diletta De Santis, «Hyakki Yagyō, La parata notturna dei cento demoni», Mundi Wunderkammer, 31 ottobre 2024

Mitsuki Nonaka, «Happy in Hell: Kawanabe Kyōsai’s Memento Mori», Medium.com, 14 febbraio 2025

Voce su Takeuchi Ryūa in Wikipedia giapponese riguardo alla data di morte


L’Opera d’Arte del giorno

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