Moda e arte a Berlino: tra Gallery Looks, Fashion X Craft e Many Shades of Grès, tre mostre raccontano il dialogo tra pittura, haute couture, artigianato e design contemporaneo.
Di Jasmina Dei Negri per WebinARTE
L’avete seguito quest’estate il corso A dress to impress che ha tenuto la nostra Alessandra? Se sì, vi siete resi conto che la moda non è solo testimonianza storica in cui si susseguono le varie mode – più aderente, più ampio, più lungo, più corto, più oro, più nero, ecc. Avete invece visto quanta espressione e sfoggio di potere si ritrova nelle gorgiere e nei pizzi, nei drappeggi e nei velluti, nei ricami e ovviamente nei gioielli. Proprio quelli che io mi sono fermata centinaia di volte ad osservare nei dettagli.

I dipinti sono dunque diretta testimonianza della moda e contemporaneamente, in modo molto pratico e tecnico, dell’artigianato necessario per la realizzazione di quegli indumenti. A Berlino negli ultimi anni alcune mostre hanno rivolto insistentemente lo sguardo alla moda mettendola in dialogo attivo con le opere d’arte esposte nella Gemäldegalerie, la Pinacoteca, e nel Kunstgewerbemuseum, il Museo delle arti e mestieri o anche delle arti decorative, e con progetti di moda e design di giovani stilisti e designer. Il taglio di queste mostre è stimolante e secondo me meritano di essere raccontate, sebbene due siano finite da tempo.
Le prime due mostre, Gallery Looks. Modeinszenierungen in der Gemäldegalerie e FASHION X CRAFT: Echoes of Tomorrow, partivano dalla domanda di quanto la moda sia presente nella pittura e quanto la moda contemporanea possa ancora dialogare con gli antichi maestri. Un dialogo che è avvenuto in modo multimediale, attraverso bozzetti, fotografie, film e haute couture. Il risultato è stato un confronto tra superfici dipinte e superfici indossate: tessuti, pose, colori e simboli che passavano dalla tela all’abito, e viceversa.
Le due mostre erano state allestite persino nella stessa sala delle esposizioni temporanee ma, pur dialogando, avevano mantenuto due identità distinte: Gallery Looks, nella parte anteriore, metteva in relazione abiti contemporanei, fotografie e dipinti antichi; Fashion X Craft, nella sezione più interna, diventava una sorta di laboratorio permettendo al processo creativo di diventare parte dell’allestimento.

Fashion X Craft era un progetto del Fashion Council Germany in collaborazione con eBay Germany e The King’s Foundation legato a un programma di sostegno per giovani stilisti e designer tessili. Che cercavano la risposta alla domanda se le tecniche artigianali possano rimanere ancorate alla tradizione e avere pure un futuro nell’era digitale. Sostenibilità, artigianato, innovazione sono considerati importanti in egual misura. Il messaggio principale è che l’artigianato, qualsiasi esso sia, è fondamentale e dev’essere mantenuto e protetto, trasmesso e trasformato.
Nella parte di Gallery Looks, invece, gli abiti moderni si relazionavano con dipinti selezionati della collezione museale e, anziché spiegare esplicitamente ogni accostamento, i curatori hanno scelto di lasciare al visitatore il compito di riconoscere rimandi, dettagli e associazioni visive, talvolta inaspettati.
I quattro designer coinvolti – Anne Bernecker, Alexander Gigl, Karen Jessen, Estelle Adeline Trasoglu – hanno da sempre avuto dimestichezza con l’arte e uno degli aspetti che li accomuna è il voler fare una moda lenta, attenta e duratura, che si contrappone al fast fashion usa e getta, ma anche il riutilizzo di tessuti, filati o altri materiali di recupero. Come, ad esempio, Estelle Adeline Trasoglu che realizza arte indossabile riutilizzando arazzi, tessuti gobelin, tovaglie all’uncinetto, pizzi, quelle cose che altrimenti rischiano di perdersi in fondo agli armadi. Dopotutto gli arazzi erano dipinti tessili e la loro integrazione in nuovi abiti, temporaneamente esposti al museo, le permette di chiudere un cerchio.

Ulteriore esempio è l’abito da sera bianco in cemento di Karen Jessen accostato a una natura morta dell’olandese Jan Jansz. den Uyl. Nel dipinto, un banketje del 1635, l’attenzione viene catturata dal panneggio della tovaglia e in modo simile nell’abito l’interesse si sposta sul drappeggio, sulle pieghe e sulla rigidità scultorea del materiale. Secondo la designer, la staticità dell’abito si oppone simbolicamente alla logica dell’usa e getta. La forma, costruita come un unico drappo dalle molte volute, allude invece all’idea di infinito.

Al drappeggio, alla plasticità di un materiale duttile come il tessuto si collega perfettamente la mostra Many Shades of Grès – Mode wird Kunst (Molte sfumature di Grès – la moda diventa arte), dedicata alle creazioni di Madame Grès, tra le principali pioniere dell’alta moda del XX Secolo. Il Kunstgewerbemuseum (KGM) presenta fino all’11 ottobre 2026 le creazioni della couturière francese per la prima mostra dedicata alla stilista nell’intera area di lingua tedesca.

Il fulcro della mostra sono i venticinque capi della collezione del museo, una delle più ampie al di fuori di Parigi. La mostra è una collaborazione tra il KGM, i Musei statali di Berlino e la School of Culture and Design dell’Università di Scienze Applicate per la Tecnologia e l’Economia di Berlino. Quindi nuovamente un dialogo tra passato e presente, in cui gli studenti hanno studiato in workshop dedicati molteplici aspetti delle opere e del processo creativo di Madame Grès per giungere a produrre abiti e progetti che si confrontano con gli originali e suggeriscono nuove prospettive di lettura.
Madame Grès (1903-1993) era nata come Germaine Émilie Krebs e iniziò la propria carriera negli anni Trenta con il nome Mademoiselle Alix. Nel 1933, quando insieme a Julie Barton fondò con la Maison Alix Barton, proseguì con il nome Alix e nel 1942 fondò la Maison Grès adottando il nome Madame Grès. Molto schiva ma anche molto produttiva, arrivò a grande fama e vestì, tra le altre, Grace Kelly, Greta Garbo, Marlene Dietrich. Purtroppo morì quasi dimenticata e in grandi difficoltà economiche.
I suoi abiti erano facilmente riconoscibili: lunghi, caratterizzati da complessi giochi di pieghe – plissé, pieghe ampie, panneggi monumentali, intrecci, ma anche stratificazioni di tessuti. Fin da bambina avrebbe voluto diventare scultrice, carriera che le fu vietata dai genitori, ma l’antichità classica rimase la sua ispirazione. Secondo una celebre dichiarazione lavorare il tessuto o la pietra per lei non faceva differenza.


Articolata in nove sezioni, la mostra riunisce circa 150 oggetti intorno ai venticinque modelli di Madame Grès appartenenti al KGM. Abiti, accessori, disegni, fotografie, sculture, oggetti tessili e installazioni multimediali dialogano con i lavori degli studenti e con opere provenienti, fra gli altri, dall’Antikensammlung, dal Museum für Byzantinische Kunst e dalla Gemäldegalerie.
Un ruolo essenziale hanno le riletture degli studenti, che hanno analizzato tagli e drappeggi, ricostruendoli sia digitalmente sia attraverso modelli reali.

La tecnica di Madame Grès, basata sulla lavorazione diretta del tessuto sul manichino, trasformava diversi metri di stoffa mediante arricciature, pieghe e drappeggi. Ciò le permetteva di rinunciare ai corsetti e alle crinoline, che altri stilisti utilizzavano per sostenere i volumi dei loro abiti, offrendo alle donne dell’epoca una libertà di movimento del tutto nuova. La couturière dichiarò di progettare sul modello e mai sul tavolo, e di considerare le forbici il proprio strumento fondamentale.
Ulteriori aspetti delle tecniche e dei principi creativi impiegati da Madame Grès e finora poco indagati sono stati reinterpretati dagli studenti attraverso materiali, tecniche e strumenti contemporanei, dai tessuti tecnici e dalla maglieria, alla progettazione digitale ai modelli in stampa 3D. La moda di Madame Grès è stata affrontata in modo totale e interdisciplinare: dal design al taglio, dalle influenze extraeuropee delle parti ornamentali alla conservazione museale, fino alla comunicazione e mediazione culturale.
Concludendo, possiamo dire che a Berlino con le mostre in questione il discorso sulla moda viene affrontato non come semplice ornamento, ma come forma d’arte, memoria materiale e culturale. Sarà interessante vedere se e come questo percorso proseguirà.
Bibliografia
Comunicato stampa del 13 gennaio 2026 perGallery Looks. Modeinszenierungen in der Gemäldegaleriee FASHION X CRAFT: Echoes of Tomorrow
Comunicato stampa del 18 febbraio 2026 per Many Shades of Grès – Mode wird Kunst
Sitografia
Neda Niquie, «Madame Grès», Draping Society, s.d., consultato 30.07.2026
