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Manet, Schuch e la sorprendente vita pittorica degli asparagi

di Jasmina Dei Negri per WebinARTE

Asparagi e fragole: forse non c’è nient’altro che simboleggi maggiormente l’arrivo della primavera dal punto di vista culinario. Avete mai fatto caso alle dozzine di località che vantano d’avere l’asparago migliore, più squisito e particolare al mondo? Qui in Germania vivo nella “patria dell’asparago” (e no, non sto a Schrobenhausen, dove nel 1991 è sorto il Museo Europeo dell’Asparago), peccato che poi vengano rigorosamente serviti, piuttosto afflosciati, in un lago di sauce hollandaise e mi deprimo per la mancanza di fantasia culinaria teutonica. E allora mi viene in mente Un mazzo di asparagi di Édouard Manet del 1880: con i turioni freschi, vibranti anche grazie alle pennellate che sovrappongono i bianchi, i gialli, i verdi, i grigi e viola delle punte, presentati come farebbe il fruttivendolo su un cuscino di erbe verdi, brillanti. Grazie anche allo sfondo bruno questo mazzo di asparagi risalta e invita quasi a prenderlo in mano per preparare una fresca insalata di asparagi marinati.

Édouard Manet, Un mazzo di asparagi / A Bunch of Asparagus, 1880, olio su tela, conservato al Wallraf-Richartz-Museum di Colonia

Conoscete la curiosa storia di questo dipinto e le sue peregrinazioni in giro per l’Europa? Come menzionato da Edmund de Waal in Un’eredità di avorio e di ambra (2010)sulla storia della famiglia Ephrussi Ephrussi, il collezionista d’arte Charles Ephrussi vide il Mazzo nell’atelier di Manet e concordò un prezzo di 800 franchi per l’acquisto, inviandogliene generosamente 1000. Poco dopo Manet gli fece consegnare un piccolo involucro con una nota: “Ne mancava uno nel vostro mazzo”. Era L’asparago, dipinto in libertà e magistralmente reso in un’armonia cromatica di tonalità grigie, bianche e malva in cui l’ortaggio non viene fagocitato dal marmo su cui è appoggiato.

Édouard Manet, L’Asperge, 1880, olio su tela, conservato al Musée d’Orsay di Parigi.

Ephrussi fu l’ultimo a possedere entrambi i dipinti. Il collezionista prestò spesso il Mazzo per diverse mostre, poi lo vendette tra il 1900 e il 1902 ad un mercante d’arte parigino che a sua volta lo vendette al tedesco Paul Cassirer nel 1903, che lo espose alla VII Esposizione d’arte della Secessione berlinese. Il presidente di quest’ultima, il pittore Max Liebermann, che probabilmente conosceva già il quadro dato che frequentava Ephrussi a Parigi, lo comprò nel 1907 e, come si vede dalla foto, lo appese nel salone di casa.

Max Liebermann nel suo appartamento al Pariser Platz, Berlino, ca. 1934.

Il dipinto restò di proprietà di Liebermann – ebreo – fino alla sua morte nel 1935, ma già nel 1933, dopo la presa del potere dei nazionalsocialisti, trasferì a Zurigo parte della sua collezione con il pretesto di esporla in musei stranieri. Nel 1938 la figlia Käthe riuscì ad emigrare negli Stati Uniti portandosi anche i quadri precedentemente depositati a Zurigo. Alla morte di Käthe la collezione, con anche il Mazzo, passò alla figlia Maria White che prestò il quadro nel 1966/1967 per la retrospettiva su Manet a Chicago e Filadelfia. Il quadro tornò in Germania come donazione al Museo Wallraf-Richartz di Colonia nel 1967. Fu acquistato per 1.360.000 dollari dal dirigente bancario Hermann Josef Abs, nella sua veste di presidente del Consiglio di amministrazione dell’associazione di sostegno del Museo Wallraf-Richartz. È affascinante seguire le vicende dei quadri: generalmente li vediamo appesi ad una parete, statici ed astratti dal tempo. Al contempo interessante è capire l’interesse per gli asparagi nell’Arte. Appaiono in mosaici romani del IV secolo, ma si diffondono soprattutto dal XVII secolo dove spesso sono protagonisti delle nature morte olandesi, in cui simboleggiavano lusso, abbondanza e prosperità (e in quelli dipinti da Adriaen Coorte ce n’è sempre uno con la punta piegata che esce dal mazzo).

Adriaen Coorte, Still Life with Asparagus / Mazzo d’asparagi, 1697, conservata al Rijksmuseum di Amsterdam

Continuano ad essere rappresentati nelle nature morte francesi del XIX secolo e un pittore austriaco – Carl Schuch – se ne appassiona alle fine dell’800 proprio ispirato dal Mazzo di Manet.

1. Philippe Rousseau, Natura morta con mazzo di asparagi bianchi, XIX sec., collezione privata 2.François Bonvin, natura morta con asparagi, 1867, conservata al Kroller-Muller Museum

Realizza una serie di composizioni figurative in cui arrangia gli asparagi in modo sempre diverso, con effetti di luce e sfumature di colore che mirano all’ equilibrio cromatico che a volte porta ad una gamma più calda, a volte più fredda.

1.Carl Schuch, Mele su bianco: con cestino,boccale di peltro e fascio di asparagi,ca.1884-1885 2. Carl Schuch, Aragosta con boccale di peltro e bicchiere di vino, 1877 3. Carl Schuch, Natura morta con asparagi, ca 1885-1890

Come per molti pittori dell’epoca, influenzati dalle nuove scoperte scientifiche sulla percezione soggettiva dei colori, anche Schuch sviluppa la consapevolezza che non esiste una visione oggettiva universale: ciò che una persona vede dipende sì dalla luce, dall’aria e dal colore di un ambiente in costante mutamento, ma anche dalle sensazioni, dallo stato psichico e fisiologico del singolo individuo.

Quindi mi posso tranquillizzare: il piacere degli asparagi in sauce hollandaise è anche lui soggettivo.

Bibliografia

www. Dailyartmagazine.com

www.liebermann-villa.de

www.shuch.staedelmuseum.de

Edmund de Waal, Un’eredità di avorio e di ambra, 2010