In Vino Veritas: tra ebbrezza, verità e simbolismo nell’opera di Franz von Stuck.
Di Jasmina Dei Negri per WebinARTE
Questo dipinto dal formato particolare (84,5 x 19 cm) probabilmente era stato pensato come elemento decorativo da integrare in una boiserie o in una particolare struttura architettonica. Considerando il profilo di Franz von Stuck, «principe della pittura» e figura di spicco della scena artistica monacense tra XIX e XX secolo, l’ipotesi appare plausibile. Egli non era solo pittore e scultore, ma anche designer a tutto tondo nella nostra accezione moderna, progettava mobili e interni e spesso le cornici stesse dei suoi dipinti, in quanto fautore del cosiddetto Gesamtkunstwerk, l’opera d’arte totale. Von Stuck era un importante esponente del Simbolismo europeo, cofondatore della Secessione di Monaco e rilevante per lo Jugendstil, la declinazione austro-tedesca dell’Art Nouveau.
E proprio questa estetica viene ripresa nelle linee sinuose e fluttuanti: quelle dei capelli della giovane donna, ma anche dei tralci alla base della coppa, il cui stelo è costituito da due tronchi di vite intrecciati. La coppa stessa ricorda per la forma le coppe ed i calici sbalzati tipici delle manifatture orafe del sud della Germania del XVI secolo, ma anche il römer, il tipico bicchiere in vetro diffuso nelle zone intorno al Reno, decorato con bugne e borchie, in uso a partire dal XVI-XVII secolo.
Nonostante le dimensioni contenute, questo dipinto è carico di elementi simbolici e di significati più o meno nascosti. Forse già il formato ha un suo significato che esula dalla funzione decorativa in una boiserie o in una struttura architettonica. Così lungo e stretto, il dipinto non consente l’inserimento di elementi superflui: concentra l’attenzione sul soggetto e obbliga anche lo spettatore a soffermarsi su pochi segni essenziali. Il titolo In vino veritas, immediato perché parte integrante dell’opera, già ci indica la via giusta per decifrare la simbologia del soggetto.

È chiara l’allusione all’ebbrezza e alla perdita delle inibizioni che rivelano l’essenza della personalità, la “verità” che, quando si è ubriachi non si riesce a camuffare. La giovane donna tiene nella sua mano sinistra una maschera, in quella destra uno specchio. Quando, per effetto dell’alcol, la maschera cade, cadono anche tutte le sovrastrutture della rispettabilità borghese ed escono le pulsioni primordiali, l’inconscio. La vera natura liberata dalla civiltà viene riflessa dallo specchio.
Ampliando l’orizzonte si può dire che von Stuck qui mette in mostra la dicotomia tra apollineo e dionisiaco secondo la polarità resa celebre da Nietzsche nella Nascita della tragedia: da un lato l’apollineo, legato alla misura, all’ordine, alla forma e al controllo; dall’altro il dionisiaco, associato all’ebbrezza, alla perdita dei confini individuali e all’irruzione degli istinti: è così che caos ed estasi prendono il sopravvento. Il titolo In vino veritas, insomma, non vuole solo essere un proverbio morale in questo caso, ma apre ad una lettura più ampia: l’ebbrezza fa cadere la maschera, ma ciò che appare nello specchio può essere tanto liberatorio quanto perturbante.
Nonostante le dimensioni così contenute von Stuck riesce a condensare molti dei temi centrali nel suo immaginario: seduzione, ambiguità, impulso, maschera sociale e tensione tra civiltà e istinto. In vino veritas appare decorativo solo in superficie; in realtà, nel suo formato stretto e nella sua iconografia essenziale, mette in scena una piccola ma densissima allegoria dello svelamento.
Bibliografia
Staatliche Museen zu Berlin, Nationalgalerie, Scheda dell’opera In vino veritas
Secessionen Klimt, Stuck, Liebermann, catalogo della mostra, Alte Nationalgalerie, Berlino, 23 giugno – 22 ottobre 2023
Credit per la foto: Staatliche Museen zu Berlin, Nationalgalerie / Andres Kilger
L’Opera d’Arte del giorno prima
