WEBINARTE

IMPRESSIONI DI UN VIAGGIO IN DANIMARCA

Gruppo di viaggio Webinarte davanti al Castello di Rosenborg a Copenaghen

Di Giuliana Della Bianca per WebinARTE

Oggi mi sono imbattuta in una frase di Proust: «le seul véritable voyage (…) ce ne serait pas d’aller vers de nouveaux paysages, mais d’avoir d’autres yeux» e ho ripensato a quanto sono cambiati i miei occhi da quando viaggio con Webinarte, alla gioia di condividere le stesse passioni con persone dall’anima sensibile. E così, con la tazza di caffè in mano, ho ripensato all’ultima avventura.

 Bello, bello, compagni di viaggio di Webinarte aiutatemi a dire bello! Questo viaggio in Danimarca ci ha toccato il cuore. È stata una combo perfetta tra visite a musei e luoghi d’arte e immersione nella natura selvaggia del Nord. Siamo arrivati alla spicciolata tra lunedì e martedì e, approfittando della disponibilità di Alessandra, abbiamo colto l’occasione per un assaggio di Copenaghen in anteprima perché ormai per noi webinartini vale il motto “vuoi non fare qualcosa anche il giorno prima?”. E via per musei e a visitare il quartiere hippie di Christiania, quest’ultimo diventato ormai una tappa turistica in un processo che ne ha snaturato la filosofia iniziale. Il mercoledì mattina, tutti presenti, è iniziato il programma ufficiale: via treno abbiamo raggiunto Humlebæk, località a trentacinque chilometri a nord di Copenaghen sulla costa che guarda la Svezia, per visitare il Louisiana Museum of Modern Art. Nel breve tragitto a piedi dalla stazione al museo alcuni abitanti avevano esposto oggetti d’antan o destinati al riuso. La vendita avviene sulla fiducia, nessuno è presente e un foglietto invita l’acquirente a introdurre le monete nella cassetta della posta o a fare un pagamento online. E chi siamo noi per non acquistare una tazzina o un macinacaffè? Quando nel 1958 Knud W. Jensen, imprenditore e collezionista danese, acquistò la proprietà per fondare un museo d’arte moderna mantenne il nome originario della villa: Louisiana che era stato attribuito dal primo proprietario dell’edificio in onore delle sue tre mogli, chiamate tutte Louise. Jensen fece costruire una prima espansione che collegava l’edificio esistente con l’ambiente marino circostante. A questo primo padiglione se ne affiancarono altri con le stesse caratteristiche architettoniche: una semplicità che richiama gli edifici giapponesi, con ampie facciate vetrate che si aprono sul parco e sullo stretto di Øresund.

Il parco del Louisiana Museum of Modern Art affacciato sullo stretto di Øresund.

La luce naturale è un elemento centrale della progettazione e cambia con il mutare delle stagioni e delle ore. La collezione permanente include opere di Picasso, Francis Bacon, Giacometti e Max Ernst. Nel parco che si affaccia sul mare trovano posto opere di Moore, Calder e Arp. L’installazione di Yayoi Kusama Gleaming Lights of the Souls offre un’esperienza straniante: il gioco di specchi elimina ogni riferimento orizzontale e di confine e l’osservatore diventa un elemento sospeso all’interno della composizione. Rientrati a Copenaghen, nel pomeriggio ci attendeva la guida del posto per un Walking tour della città che si è rivelata essere a misura d’uomo e ha conservato la propria identità con un centro storico non fagocitato dai negozi delle grandi catene internazionali. Il giovedì è stato dedicato al trasferimento a Skagen con sosta ad Aarhus e visita dell’ARos Aarhus Art Museum. Qui devo aprire una parentesi; quando ho letto il programma di questo viaggio mi sono meravigliata del numero di musei d’arte moderna che avremmo visitato. Una vocina mi diceva “forse non ti piaceranno” e invece…. sono rimasta affascinata da As Seen Below – The Dome, il più grande Skyspace mai realizzato dall’americano James Turrell.  Una monumentale opera architettonica a forma di cupola, che misura 16 metri di altezza e 40 metri di diametro, con al centro un’apertura circolare pensata per offrire ai visitatori un’esperienza immersiva e contemplativa, attraverso la luce, il colore e l’osservazione del cielo naturale. E che dire delle inquietanti dimensioni della scultura iperrealista di The boy di Ron Mueck o della passerella “Your Rainbow Panorama”, un’installazione permanente realizzata dall’artista danese/islandese Olafur Eliasson. Si tratta di un percorso circolare di 150 metri situato sulla sommità del museo, da dove i visitatori possono godere di una vista a 360º sulla città di Aarhus, immersi in un caleidoscopio di colori che cambia percezione e umore al variare della luce e dell’angolazione.

Dentro “Your Rainbow Panorama” di Olafur Eliasson, sulla sommità dell’ARoS Aarhus Art Museum.

Nei piani intermedi il museo ospita una varietà di mostre temporanee e permanenti che abbracciano un ampio spettro di epoche e stili, dalle collezioni d’arte del XIX secolo fino alle più recenti espressioni artistiche contemporanee. Nel tardo pomeriggio Skagen ci ha accolti con un cielo plumbeo che ha vanificato la speranza di un primo incontro con “l’ora blu”, tanto cara ai pittori del Nord. Si tratta di quel particolare momento che precede il crepuscolo in cui, nel caso di bel tempo, l’atmosfera diventa nitida e cristallina, l’illuminazione è diffusa e cielo e mare diventano di un colore blu e azzurro marcato e uniforme. Fortunatamente il mattino seguente un vento impetuoso aveva spazzato le nuvole e il sole ci ha accompagnati per il resto della giornata, senz’altro la più impegnativa ma che ci ha dato emozioni che non dimenticheremo. L’escursione nel deserto di dune è stata spaziale, nel vero senso della parola: un paesaggio lunare fatto di sabbia e vento che ne modifica perpetuamente i lineamenti.

Sabbia, vento e cielo nel sorprendente paesaggio di dune nei dintorni di Skagen.

Complice l’ora mattutina, eravamo i primi visitatori della giornata ad imprimere le orme o a rotolare come bambini (ebbene sì, qualcuno lo ha fatto) su quella distesa dorata. A seguire, visita alla bianca chiesa sepolta dalla sabbia, Den Tilsandede Kirke, forse uno dei luoghi più instagrammati della Danimarca.  L’ultima tappa della mattinata è stata a Grenen Beach, una lunga striscia di sabbia nelle acque dove si incontrano il Mare del Nord e il Mar Baltico. A causa della diversa densità dell’acqua, le due maree creano una linea di divisione netta, con toni di blu diversi sui due lati. Che gioia toccar con …i piedi il punto preciso in cui le onde dei due mari si baciano.

A Grenen, le onde dei due mari si incontrano sulla punta estrema della Danimarca.

Sul bagnasciuga sembravamo i personaggi di un quadro di Jack Vettriano.  Rientrati a Skagen, la casa museo di Michael e Anna Ancher ci ha accolto nella sua dimensione più intima e, come agli amici di famiglia con cui si ha più confidenza, ha offerto delle pattine da indossare per non rovinare il pavimento. Nota di colore a parte, la casa merita davvero una visita. I quadri, gli arredi, cucina compresa, ci immergono nella vita quotidiana dei due artisti che l’hanno abitata per cinquant’anni a partire dal 1884.

Abbiamo in seguito visitato lo Skagen Museo che raccoglie una collezione di dipinti del gruppo artistico che operava a Skagen negli anni ’70 dell’Ottocento quali Laurits Tuxen, i coniugi Ancher e Peder Severin Krøyer. Quest’ultimo fu uno dei massimi interpreti dell’effetto della luce dell’ora blu quando mare e cielo sembrano fondersi.

Il paesaggio e la luce di Skagen, fonte d’ispirazione per i pittori che operarono nella località danese.

Interessante l’analogia di alcuni quadri di Krøyer raffiguranti bambini sulla spiaggia con lo spagnolo Sorolla che tanto amava quel tema. Peccato che la scelta, di riempire le pareti a doppia altezza con quadri, penalizza le opere collocate più in alto. Infatti, nonostante la presenza di un ballatoio, non si può apprezzare adeguatamente le opere messe più al centro. Inoltre, a detta di chi visitò il museo decenni fa, la nuova sede museale ha tolto quel lato poetico che infondeva la vecchia sede, collocata nell’attiguo edificio, un antico hotel con pareti a boiserie che ora è adibito ad eventi riservati.  La sera, tutti con il naso in su per cercare di cogliere l’attimo dell’ora blu che qualcuno, forse complici la cena e il vino, ha giurato di aver visto. Sabato siamo ripartiti alla volta di Copenaghen con sosta a Odense, città natale di Hans Christian Andersen e dove tutto ruota attorno all’illustre concittadino: casa e museo dello scrittore si fondono nel HC Andersens Hus progettato dallo studio di architettura giapponese Kengo Kuma and Associates mentre, all’esterno, un percorso sinuoso si apre sulle stanze vegetali del giardino per offrire un’esperienza fiabesca da vivere perché lo slogan del sito è che “il museo non parla di Andersen ma parla come Andersen”.

Uno scorcio del centro storico di Odense, città natale di Hans Christian Andersen.

Domenica mattina, complici i viaggi di ritorno, ci siamo divisi: chi alla Hirschsprung Collection e gioielli della corona, chi alla Galleria Ny Carlsberg Glyptotek e chi al Danish Architecture Center. Peccato non poterle visitare tutte ma sarà senz’altro un motivo per ritornarci. Una piacevole sorpresa è stata la Hirschprung Collection dove abbiamo scoperto una pittrice svedese a noi sconosciuta, Hanna Hirsch Pauli   che fu una delle artiste nordiche più importanti a cavallo tra il XIX e il XX secolo che ebbe una lunga ed intensa carriera durata sei decenni. La mostra temporanea “l’arte di essere liberi” della Hirsch Pauli arricchisce la già notevole collezione del museo che annovera opere di Vilhelm Hammershøi, di Bertha Wegmann, di P.S. Krøyer, di Anna e Michael Ancher tanto per fare alcuni nomi.

Che dire dell’organizzazione, perfetta come sempre e si intuisce il grandissimo lavoro di preparazione che ha preceduto il viaggio. Basti pensare alle estenuanti mail scambiate con l’hotel di Skagen per organizzare la cena del nostro arrivo. A volte anche cose che sembrano banali, come questa, assorbono un’energia notevole. Non oso pensare al resto dietro le quinte nel far quadrare un viaggio per quasi trenta persone cercando di mantenere un budget ragionevole anche in una nazione non certo a buon mercato come la Danimarca. Alessandra con il supporto del martirio (marito ops lapsus linguæ) Giulio e di Giuliana ci hanno guidati, a volte anticipato i nostri desideri. Ci hanno assecondati e, allo stesso tempo hanno rispettato anche le nostre esigenze. Alessandra ha un’attenzione particolare per ognuno di noi. Conosce i nostri hobby, gli interessi personali e non perde l’occasione per segnalare un posticino dove puoi trovare proprio quello che fa per te. Fattelo dire Ale, non è da tutti.   

Di Giuliana Della Bianca per WebinARTE

Credits Foto: Giuliana Petrone