Il dettato di Demetrio Cosola: da piccolo manifesto culturale e sociale dell’Italia unita a “madeleine” proustiana, per risvegliare i ricordi
di Brenda S. Antozzi, per WebinARTE
Ricordo ancora a memoria la prima lezione di francese al liceo. Un dettato, ovviamente.
«Septembre. Adieu, grandes vacances. C’est la fin de l’été et le début d’une nouvelle année scolaire».
E quando ho visto questo quadro mi ci sono rivista.
Io al liceo portavo il grembiule bianco e frequentavo una scuola femminile.
Stessa sensazione di ordine un po’ rigido, stessa attenzione sospesa, stesso silenzio in cui si cerca disperatamente di non sbagliare.
“Il dettato” (1891 circa) di Demetrio Cosola è un grande pastello su tela oggi conservato alla GAM -Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino.
Non è soltanto una scena di genere: è un piccolo manifesto politico e sociale della giovane Italia unita.

Il mio sguardo viene catturato dalla figura centrale: la maestra laica.
In un’epoca in cui l’istruzione era stata per secoli nelle mani del clero, la presenza di una giovane donna in abiti civili che tiene in mano un libro ha un non so che di rivoluzionario.
La maestra ha un volto giovane, lasciato leggermente in ombra, quasi a voler incarnare più la sua funzione pubblica che un individuo, mentre osserva con attenzione il lavoro delle sue allieve.
È il simbolo di un cambio d’epoca.
Sulla parete di fondo, proprio sopra la testa dell’insegnante, domina una grande carta geografica dell’Italia unita, che non è semplice strumento didattico. Rappresenta lo Stato che veglia sulle nuove cittadine.
E lo dico in maniera un po’ forte: sembra quasi prendere il posto del crocifisso.
L’identità nazionale smette di essere un’idea astratta discussa nei salotti torinesi e diventa qualcosa di concreto.
Mi viene in mente il celebre motto attribuito a Massimo d’Azeglio: «Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani».
E quel lungo banco comune su cui si piegano le bambine mi ricorda le atmosfere del romanzo Cuore. Che sia un caso?
Non lo è. Demetrio Cosola ed Edmondo De Amicis erano legati da una solida amicizia e condividevano la stessa ambizione: raccontare l’Italia reale cercando di dare dignità a quella quotidianità fatta di scuola, infanzia ed alfabetizzazione.
Ed ecco dove sta l’efficacia di questo quadro: nella serietà silenziosa della scena.
Nessun gesto teatrale, nessuna retorica patriottica urlata.
Solo bambine concentrate e chine sui quaderni e una maestra che le osserva.
Eppure dentro questa apparente semplicità c’è un intero Paese che prova a costruirsi.
E se nel quadro non c’è spazio per il sentimentalismo, allora lo aggiungo io. Ripensando ai miei ricordi del liceo, ai grembiuli bianchi e a quella strana tensione che avevano certe aule scolastiche: metà disciplina, metà futuro.
Bibliografia
Demetrio Cosola, Il Dettato (analisi dell’opera)
A. Mistrangelo (a cura di) Demetrio Cosola. Catalogo della mostra antologica nel 150° anniversario della nascita (Chivasso, Palazzo del Lavoro e dell’Economia “L. Einaudi”, 27 ottobre – 25 novembre 2001). Milano: Electa, 2001.
Stella, A. Pittura e scultura in Piemonte negli ultimi cinquant’anni (1838-1898). Torino: G.B. Paravia & C., 1893.
Museo Officina dell’Educazione (MoE). Scheda storico-didattica sull’opera Il dettato. Bologna: Università di Bologna.
Barausse, A. La scuola e l’immagine. Modelli educativi e rappresentazioni sociali della scolarizzazione nei dipinti di fine Ottocento. Macerata: Università di Macerata.
Dalmasso, F. “Cosola, Demetrio”. In Dizionario Biografico degli Italiani, Vol. 30. Roma: Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, 1984.
L’Opera d’Arte del Giorno prima
