Letto a marzo 2026
di Gabriella D’Ippolito
La trama (dal sito Guanda)
Estate 1596, Stratford-upon-Avon. Una bambina giace a letto in preda a una forte febbre, mentre il fratello gemello corre in tutte le stanze in cerca d’aiuto. Spalanca le porte una dopo l’altra, ma la grande casa in cui vivono, che di solito brulica di gente e di attività , è avvolta nel silenzio. Il padre, questo Hamnet lo sa bene, è sempre a Londra per lavoro, ma dov’è finita la mamma? Agnes non c’è perché si trova in un campo a coltivare le erbe mediche, di cui conosce tutti i segreti. Non se lo perdonerà mai. Donna forte e fuori dagli schemi, rimasta orfana e cresciuta da una matrigna malevola, adesso più che mai Agnes avrebbe bisogno di William, l’uomo che ha sposato nonostante l’opposizione della famiglia, l’umile e tenace guantaio che a un certo punto, in fuga da un padre oppressivo, ha deciso di trascorrere la maggior parte del tempo in città , assorbito da una passione divorante, quella per il teatro. Ma anche il matrimonio con Agnes avrebbe richiesto le stesse attenzioni, specialmente ora che si trova di fronte alla prova più dura. Questo romanzo, ispirato alla storia del figlio di William Shakespeare, parla di amore e di abbandono, di perdita e di riconciliazione; ma è anche la rocambolesca storia di una pulce che si imbarca su una nave ad Alessandria d’Egitto per diffondere la peste da Venezia in tutta l’Europa; e ancora, è il racconto della tenera vicenda di un bambino la cui vita è stata pressoché dimenticata, ma il cui nome è divenuto immortale grazie a una delle opere teatrali più celebrate di tutti i tempi.
L’autrice (dal sito Guanda)
Maggie O’Farrell, nata in Irlanda del Nord nel 1972, è cresciuta tra il Galles e la Scozia, e attualmente vive a Edimburgo. Nella sua carriera di scrittrice ha vinto numerosi premi, tra cui il Somerset Maugham Award e il Costa Novel Award. Guanda ha pubblicato i romanzi La distanza fra noi, La mano che teneva la mia, Istruzioni per un’ondata di caldo, Il tuo posto è qui, Nel nome del figlio, Ritratto di un matrimonio e il memoir Io sono, io sono, io sono. Nel nome del figlio si è aggiudicato il Women’s Prize for Fiction e il National Book Critics Circle Award.

Il nostro verdetto
La giuria non è riuscita a deliberare.
Forse perché il libro tocca corde così dolorose che il sentimento è arrivato prima del giudizio.
Il cuore del libro è tutto in una scena, e quel dolore, sebbene sia stato sussurrato, è arrivato dritto dove doveva arrivare.
In tanti hanno visto il film (candidato a 8 premi oscar e vincitore del Golden Globe come miglior film drammatico, ndr) che, dicono, riannodi le fila di ciò che nel libro appare frammentario. E dunque ecco il punto: la frammentarietà .
Chi non ha voluto fare spazio al sentimento, è stato poi più severo nel giudizio. Tra le cose che non sono state apprezzate: salti temporali, allusioni mai confermate, protagonista femminile poco convincente (la donna taumaturga, seppur con le erbe, è ormai inflazionata).
Esattamente le cose che sono tanto piaciute ad una parte, non sono piaciute all’altra:
chi parla di lirismo, chi dice confusione;
chi dice modernità , chi risponde stereotipo;
chi dice commovente, chi risponde costruito.
Solo la storia della pulce e della peste sembra aver messo tutti d’accordo. Bello anche il finale, che non sveleremo, ma sul quale modestamente il gruppo ha fatto delle bellissime riflessioni su paternità e immortalità .
Gabriella D’Ippolito
Nel nome del figlio – Hamnet
Maggie O’ Farrell
Traduzione di Stefania de FrancoPrandino
Guanda, 2026
352 pagine
ISBN: 9788854525887
