Westminster: Giuseppe De Nittis racconta la Londra moderna attraverso la nebbia, il fumo industriale e la luce, in un sorprendente dialogo con le sue vedute del Vesuvio.
Di Antonietta Capo per WebinARTE
Giuseppe De Nittis si dedica giovanissimo alla pittura e sviluppa quasi da subito un proprio personalissimo linguaggio. Dopo l’espulsione dall’Accademia di Belle Arti, aderisce alla Scuola di Portici (o di Resina) frequentata da giovani artisti come lui, dediti alla pittura en plein air in modo da sperimentare le rese atmosferiche, lontani dagli insegnamenti accademici. Sotto la guida di Adriano Cecioni, De Nittis sviluppa una spiccata eleganza esecutiva, i suoi lavori destano subito l’interesse della critica e dei Macchiaioli toscani.
Nel 1867 si sposta a Parigi in cerca di fortuna e stipula un accordo con il mercante Goupil che gli suggerisce soggetti mondani di immediato successo, accordo che scioglierà in seguito. Egli, per tutta la sua breve vita, mantiene una posizione autonoma rispetto agli Impressionisti, pur condividendone alcuni interessi e frequentando artisti come Degas e Manet. L’artista compie numerosi viaggi in Italia assieme alla moglie Léontine Lucille Gruville, sua musa e ispiratrice.
Nel 1871 ritorna a Napoli per dipingere dal vero e raccogliere nuovi spunti visivi. Durante questi mesi ebbe la fortuna di assistere all’eruzione del Vesuvio avvenuta nel 26 aprile 1872. Stabilitosi a Portici, ogni giorno realizza una serie di studi caratterizzati da inquadrature molto moderne per l’epoca, quasi delle istantanee con un disegno solido, accompagnato dallo studio della luce nelle varie fasi dell’eruzione. Questi piccoli quadri saranno molto importanti perché getteranno le basi per le successive sperimentazioni londinesi.
L’artista soggiorna a Londra tra il 1875 e il 1879 e rimane fortemente colpito dalle sue contraddizioni, dal clima, dal variegato tessuto sociale con tutti i suoi difetti e pregi. Qui incontra il banchiere inglese Kaye Knowles, che diventa il suo principale mecenate e gli commissiona dodici vedute monumentali della City.
Il quadro Westminster datato 1878, fa parte di questo gruppo di tele di grande dimensione. Il taglio compositivo dell’opera è influenzato dalle inquadrature fotografiche. In primo piano, il parapetto del Westminster Bridge taglia la composizione diagonalmente, ospitando una serie di figure umane colte in pose spontanee, come alcuni persone che fumano, passanti che guardano verso il fiume, una donna con dei bambini e i lampioni che si smaterializzano nella nebbia creando profondità.
Sullo sfondo emerge, avvolta in una luminosa nebbia dorata, la maestosa mole neogotica del Parlamento britannico. In alto, la coltre fumosa delle nubi si dispone lungo una diagonale opposta a quella del ponte, tracciando nell’insieme una composizione a “Z”. In questo schema strutturale, il profilo del palazzo si pone come cerniera ideale tra la terra e il cielo, collegando la dimensione concreta della vita urbana a quella immateriale della mutevolezza atmosferica. Il sole al tramonto è nascosto dietro la coltre di nubi più chiare dal colore più intenso; il suo bagliore dorato si riflette nelle acque del Tamigi, ma si confonde con le volute di fumo poste in primo piano.
Sono i colori utilizzati a far emergere lo schema compositivo. Il cielo e la parte superiore della composizione sono dominati da ocre caldi, giallo-arancio e sfumature rosate. Questo blocco cromatico dà corpo alla diagonale delle nubi e illumina il profilo del Parlamento. Nella fascia centrale e lungo lo scorrere del fiume, il colore si raffredda. Il Tamigi riflette i grigi delle ombre della nebbia. Questo tono neutro smaterializza l’architettura neogotica, permettendo al palazzo di fungere da elemento di transizione visiva.
La diagonale del ponte è ancorata a terra da una gamma cromatica scura e profonda. Le giacche delle persone, gli abiti dei passanti e la struttura del parapetto sono dipinti con neri, marroni bruciati e grigi scuri. Come anticipato, tutto questo non viene dal nulla, ma dallo studio fatto en plein air sulle pendici del Vesuvio in eruzione in cui l’artista si era concentrato sulle immense nubi di fumo, vapore e cenere che si levano dal vulcano e invadono lo spazio. In Westminster, quella stessa sensibilità nel trattare il vapore vulcanico mescolato alle ceneri, viene trasposta nella nebbia e nel fumo della metropoli industriale.

La serie vesuviana è celebre per le sue inquadrature inedite: il soggetto principale (il fumo)invade il quadro riducendo al minimo la linea dell’orizzonte. Ritroviamo questa stessa audacia fotografica in Westminster con il parapetto del ponte che taglia la scena in diagonale.
Quando furono presentate queste vedute londinesi i contemporanei rimasero molto colpiti. Qualche anno prima Vincent van Gogh scriveva al fratello Theo quanto un altro quadro di Westminster dipinta da De Nittis nel 1875, l’avesse colpito al punto di fargli amare Londra.
Il dipinto Westminster venne esposto all’Esposizione Universale del 1878 segnando la consacrazione definitiva dell’artista, valendogli l’assegnazione della medaglia d’oro a della Legion d’Onore.

Fonti:
Ferdinando Mazzocca, De Nittis, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze 2013 («Art e Dossier», n. 256).
Carlo Bertelli, Giuliano Briganti, Antonio Giuliano, Storia dell’arte italiana, Vol. 4, Electa-Bruno Mondadori, Milano 1992.
Sitografia
https://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-de-nittis_(Dizionario-Biografico)
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0900648416
Crediti fotografici
Westminster (o Il ponte di Westminster): Courtesy Collezione Privata / Archivi De Nittis.
L’eruzione del Vesuvio: © Museo Civico Giuseppe De Nittis, Barletta
L’Opera d’Arte del giorno dopo
