Forte come la Morte di Guy de Maupassant,la vicenda di un artista che si distrugge nell’amore impossibile per la figlia della sua amante
di Gabriella d’Ippolito
L’autore (dal sito Garzanti)
Guy de Maupassant (1850-93) è tra i maggiori rappresentanti del naturalismo, su cui inserisce la propria capacità di rappresentare le cose conferendo loro un rilievo simbolico che apre le porte a una nuova stagione del romanzo francese.
Il libro (dal sito Amazon)
Forte come la morte, scritto poco tempo prima che l’autore venisse vinto dalla follia, è la vicenda cupa e tragicamente decadente di un uomo, un grande e illustre pittore, amato, ammirato, onorato, che si distrugge nell’amore impossibile per la figlia della sua amante.

Il verdetto
Prima di parlare del libro questa volta parliamo di noi.
Di quante soddisfazioni ci sta dando pensare di chiudere il dibattito in cinquanta minuti, e ritrovarsi a chiacchierare per un’ora e mezza: mettere da parte la timidezza, ascoltare voci nuove e non temere di essere impopolari.
Un po’ del merito va alle schede di Alessandra (Gennaro, ndr), dobbiamo dirlo, che ci offrono gli spunti di discussione pronti su un piatto d’argento, ma anche il libro ci ha aiutato questa volta.
Forse non il migliore di Maupassant, divisivo al punto giusto, ma in linea con il precedente per le riflessioni sull’estetica, sugli specchi, sull’immagine e sull’ispirazione dell’arte.
Si diceva infatti quanto sia attuale: l’identità dei personaggi viene costruita sotto gli occhi degli altri, molto similmente a quanto avviene ora con il meccanismo dei social. Uno dei pochi argomenti che ha trovato il consenso unanime.
Poi sono arrivate le spigolature: l’ostilità verso personaggi sgradevoli con cui è difficile empatizzare, e fin qui si annuiva diffusamente, l’autocompiacimento nel dolore e soprattutto la deriva del trasporto di Bertin per una ragazza così giovane.
E allora il dibattito si è acceso: Bertin è un uomo fragile innamorato dell’amore, e Maupassant è stato bravissimo a mettere a nudo le debolezze dei suoi personaggi, si è detto, la paura della solitudine, la perdita della bellezza, della giovinezza. Una suggestione più audace lo vuole ossessionato tanto da farne un potenziale folle assassino, pronto a tutto pur di non cedere l’oggetto del suo desiderio.
E non c’è stato modo di smussare gli angoli.
Neanche lo stile ha trovato concorde la platea: poche pagine ma lungo, dicevano gli uni; non siamo più abituati ai tempi dilatati dei romanzi senza trama, rispondevano gli altri.
Poiché a noi non sfugge niente, soprattutto se abbiamo voglia di chiacchierare, anche il titolo ambiguo ha avuto il suo spazio, tra la citazione del Cantico dei cantici e la scelta del troncamento: l’originale avrebbe recitato Forte come la morte “è l’amore”.
Non vogliamo fare spoiler, ma anche il finale dà adito a un paio di interpretazioni.
E adesso passiamo ad alcune scene che immortaliamo qui, così oltre alla discussione ci ricorderemo qualche istantanea del libro, che riconcilia sempre con la lettura fatta, comunque sia andata: l’eco de La Grande Bellezza nel mondo e nelle parole di Bertin; il lutto di Anne per la madre; la cellulite e le nuove consapevolezze(🎶) di Anne che la portano a voler scomparire, e invece spingono Bertin ad innamorarsi di nuovo; le luci di Parigi e di Roncières.
I romanzi francesi non hanno più l’ascendente di un tempo, o siamo semplicemente più grandi e li apprezziamo meno: ci diamo appuntamento alla prossima volta con questo interrogativo aperto. A ognuna di noi l’ardua sentenza.
Gabriella D’Ippolito
