Fig di Georgia O’Keeffe: natura, astrazione e forza monumentale
Di Alessandra Merello per WebinARTE
Indipendente e rigorosa, Georgia O’Keeffe si impose come una delle figure centrali del modernismo americano.
La sua formazione fu segnata dall’incontro con le idee di Arthur Wesley Dow, che le arrivarono anche attraverso Alon Bement: non copiare la natura, ma interpretarla attraverso linee, forme, colori e rapporti compositivi. Da qui nasce una pittura capace di oscillare tra astrazione e soggetto riconoscibile, tra osservazione del mondo naturale e costruzione formale.
La sua produzione e la sua visione del mondo sono strettamente collegati; quando nel 1918 si trasferisce presso il gallerista fotografo Stieglitz a New York trae ispirazione dal clima urbano della metropoli e crea una serie di opere che propongono la natura stravolta dall’’artificializzazione dell’ambiente cittadino; per ‘costringere’ i newyorkesi a fermarsi a osservare la natura, dimenticata a favore di una vita frenetica, torna a raffigurarla attraverso le sue sensazioni tramite l’espediente visivo dell’ingrandimento dei particolari dei fiori.
E’ proprio con queste sue opere astratte in olio, allineate alle idee moderniste, che O’Keeffe, tra il 1918 e il 1923, stupisce il suo pubblico e la critica.
Le rappresentazioni ingigantite dei fiori, soggetti dalle forme elementari e riconoscibili, restano le opere che maggiormente caratterizzano la produzione e l’identità di O’Keeffe nel mondo e rimandano al suo punto di vista visivo, seppure ogni dettaglio dei fiori, universo da esplorare, non sia fotografico, ma interpretato.
Una parte della critica, soprattutto negli anni Venti, interpretò le sue forme ingrandite e le sue immagini floreali in chiave freudiana e sessualizzata, leggendo in esse allusioni al corpo femminile. O’Keeffe rifiutò sempre questa riduzione, rivendicando invece l’importanza dello sguardo, dell’attenzione e della forma. Per lei ingrandire un fiore, un frutto o un dettaglio naturale significava costringere l’osservatore a guardare davvero.

Le letture riduttive della sua opera pesarono a lungo sulla ricezione pubblica di O’Keeffe, ma non impedirono all’artista di continuare a costruire un linguaggio autonomo, fondato sull’ingrandimento, sulla semplificazione delle forme e sulla tensione tra astrazione e natura.
Fig appartiene a una serie di nature morte di frutta e verdura che O’Keeffe dipinse negli anni Venti, dopo le prime sperimentazioni astratte. È un’opera piccola, ma costruita con una forza visiva quasi monumentale: il frutto è isolato, ingrandito, sottratto al contesto e spinto verso l’osservatore da uno sfondo chiaro, modulato con grande delicatezza.
Nonostante O’Keeffe negasse di essere direttamente influenzata dalla fotografia, il marito Alfred Stieglitz prima e il fotografo Paul Strand dopo ebbero un forte impatto sulla visione da cui nasceva la composizione delle sue opere: le forme singole, come Fig, ingrandite e ritagliate, mostrano chiaramente la sua fascinazione per il mezzo fotografico.
Fig ci mostra il procedimento artistico che O’Keeffe sviluppò come artista modernista d’avanguardia americana negli anni Venti.
L’opera è contemporaneamente l’interpretazione oggettiva di un soggetto naturale potente, il frutto, minimalista ma intensa, un’esperienza profonda, un paesaggio interiore dove il colore è protagonista. La scala monumentale caratterizza Fig, dove il frutto occupa quasi tutto lo spazio pittorico.
Guardare Fig significa allora entrare in uno dei nodi più importanti della pittura di O’Keeffe: la capacità di trasformare un elemento naturale minimo in una presenza assoluta.
Il fico non è raccontato, non è ambientato, non è decorativo. È isolato e messo davanti ai nostri occhi come qualcosa che chiede attenzione. In questo piccolo formato si riconosce già una delle grandi intuizioni dell’artista: per rendere il mondo più intenso non serve aggiungere, ma togliere; non serve spiegare, ma avvicinare lo sguardo.
O’Keeffe diventerà poi una figura centrale dell’arte americana del Novecento, legata ai paesaggi del New Mexico, ai fiori ingranditi, alle ossa, agli spazi aperti. Ma in Fig questa grandezza è già presente in forma concentrata: un piccolo frutto, uno sfondo chiaro, pochi colori, e una domanda essenziale su che cosa significhi davvero guardare.
Fonti :
Christie’s, « Live auction 12163 American Art », scheda dell’opera, 9 Maggio 2016
Cristiana Pagliarusco, «Georgia O’Keeffe», enciclopediadelledonne, Ultimo aggiornamento: 2024
Bastien Alleaume, «Tutto quello che devi sapere su Georgia O’Keeffe», Art Majeur, 17 dic 2021
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