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DENTRO E FUORI IL FILO, L’ARTE COME PROCESSO: CHIAHARU SHIOTA AL MAO


Un’esperienza immersiva che non si ferma all’immagine, ma rivela l’arte come percorso e ricerca interiore

Di Concetta By Lacoart

credits: lacoart

La mostra monografica dedicata a Chiharu Shiota attraversa le tappe fondamentali della sua ricerca, restituendo al pubblico non solo alcune delle installazioni più celebri, ma anche il lavoro che le ha generate.
Attualmente è visitabile al MAO – Museo d’Arte Orientale di Torino fino al 28 giugno 2026, offrendo l’occasione di immergersi nel suo mondo fatto di fili, spazio e memoria.

Da artista della carta e fondatrice di Lacoart, laboratorio di arte e ispirazione, guardo l’arte come esperienza che nasce dal gesto prima ancora che dall’immagine.

L’istante che crea una vicinanza

credits: lacoart

Non conoscevo Chiharu Shiota.
Eppure è bastato un istante per comprendere quanto mi sentissi vicina a lei.
Davanti alle prime installazioni mi sono trovata in una posizione insolita: un attimo dentro l’intreccio dei fili, avvolta dallo spazio; quello dopo fuori, ad ascoltare il respiro dell’ambiente, il suono dei passi, la densità dell’aria.
Non era soltanto immersione, ma un’oscillazione continua.

Ed è in quell’oscillazione che ho iniziato a comprendere qualcosa di più profondo: non tanto il tema dell’opera, quanto il modo in cui l’arte prende forma, dentro e fuori chi la guarda.

Il filo come spazio di relazione nelle installazioni di Chiharu Shiota

La mostra accompagna il visitatore attraverso le tappe fondamentali della sua ricerca. Ci accoglie subito un’installazione potente: lo scheletro di una nave sospeso, intrecciato ai fili che attraversano lo spazio.
Il viaggio, la memoria, le relazioni non restano concetti astratti: diventano ambiente.
Non si osserva soltanto, si attraversa.
Mentre l’attenzione viene catturata dalla monumentalità dell’opera, una parte di me torna fuori, in ascolto. Rientro poi nell’intreccio con uno sguardo diverso: non più spettatrice, ma osservatrice del gesto.
Ho immaginato le mani al lavoro, il ritmo lento e ripetuto del filo che si tende e si annoda nello spazio. In quell’istante l’artista diventava anche la più instancabile lavoratrice dei suoi sogni, e la costruzione dell’opera iniziava a rivelarsi con una chiarezza che poche esperienze artistiche concedono così direttamente.

Gesto, ritmo e responsabilità

credits: lacoart

Osservando meglio, ho riconosciuto la disciplina nascosta dietro ogni intreccio.

Nulla appare casuale: ogni nodo è una scelta, ogni percorso una direzione. Il pensiero prende forma nella materia.
Il ritmo è deciso, ripetitivo senza mai diventare meccanico.
È facile perdersi nella tecnica e nella perfezione del dettaglio. Proprio per questo ho percepito nel suo lavoro una responsabilità profonda: non lasciare che la forma sovrasti il centro.
Le sue installazioni sono concettuali, certo, ma anche straordinariamente comunicative. I temi, memoria, identità, corpo, assenza, trovano una connessione immediata con chi guarda, oltre il linguaggio specialistico dell’arte contemporanea.

Ed è forse qui che risiede la loro forza: nella capacità di trasformare una ricerca intima in
esperienza condivisa, direttamente nel corpo di chi attraversa lo spazio.
Le fotografie e i disegni: dove l’anima di Chiharu Shiota si lascia vedere


credits: lacoart

Se le installazioni rappresentano il risultato visibile, è nella sezione dedicata alle fotografie e ai disegni che ho sentito di entrare davvero nel suo mondo.
La mostra segue cronologicamente i passaggi della sua esperienza, ma è davanti alle immagini del lavoro in corso che qualcosa cambia. Quelle fotografie non documentano soltanto le opere: mostrano il corpo al lavoro, la concentrazione, lo spazio ancora vuoto che lentamente si carica di tensione e significato.
Le installazioni, viste così, perdono monumentalità e diventano vulnerabili. In quella vulnerabilità ho intravisto la sua anima.

credits: lacoart

I disegni mi hanno emozionata forse ancor più delle opere finali. Sono linee che cercano un centro, pensieri che prendono forma prima di diventare spazio.

In essi ho riconosciuto una riflessione costante sul processo come strumento di conoscenza.

Mi ha colpito il racconto del suo unico dipinto a olio. Dopo quell’opera non ne realizzò altri. Non per mancanza di capacità, ma perché non riusciva a entrare nella tela: vedeva il colore, non il centro.
Questa scelta dice molto più di qualsiasi dichiarazione teorica.

Ricorda che nella tecnica pura si può perdere il nucleo, che il contorno può distrarre dall’essenziale e che l’arte, per restare autentica, deve nascere da una necessità interiore.
L’arte come esperienza che parte dal corpo

credits: lacoart

In questa mostra l’arte non è un risultato da contemplare, ma un’esperienza che parte dal corpo. È un attraversamento fisico e interiore, una pratica quotidiana che interroga il gesto, giorno dopo giorno, nodo dopo nodo.
Dentro e fuori il filo ho riconosciuto questo: l’arte come disciplina e come responsabilità verso il proprio centro.
Ed è proprio in questo sguardo che riconosco anche Lacoart, il mio progetto.
Per chi fosse curioso di proseguire tra carta, arte e visione, sul blog condivido altre riflessioni e attraversamenti.

Concetta by Lacoart

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