Jasper Johns, Painted Bronze: quando una lattina di birra diventa un’opera d’arte e mette in crisi il confine tra oggetto e scultura.
Di Brenda S. Antozzi per WebinARTE
Alcuni oggetti hanno una caratteristica curiosa: diventano invisibili proprio perché li vediamo continuamente. Una lattina di birra, per esempio.
È talmente presente nella nostra quotidianità che difficilmente ci verrebbe in mente di fermarci a osservarla davvero. È un contenitore, un oggetto usa e getta, qualcosa che dopo aver svolto la sua funzione finisce normalmente nell’immondizia.
Eppure, nel 1960 Jasper Johns decide di fare una cosa apparentemente assurda: prende due lattine di birra e le trasforma in un’opera d’arte.
Però Jasper Johns non è interessato alle lattine. È interessato al nostro modo di guardarle.
L’opera, intitolata Painted Bronze (ideata nel 1960 ma fusa e dipinta nel 1964), oggi conservata al Whitney Museum of American Art di New York, rappresenta due lattine di birra realizzate in bronzo e dipinte per sembrare esattamente due lattine reali della birra Ballantine Ale.
Si, hai letto giusto. Sembrare.
Da lontano sembrano oggetti quotidiani. Da vicino rivelano il trucco.
Il bronzo, materiale associato alla scultura monumentale, ai grandi eroi della storia e ai monumenti celebrativi, viene utilizzato per imitare un oggetto banale, industriale e destinato al consumo.
La domanda qui non è più: “Che cosa rappresenta quest’opera?”, perché direi che la risposta è ovvia.
La domanda diventa: “Perché questo oggetto è diventato un’opera d’arte?”
Ed è una domanda che Jasper Johns pone continuamente nel corso della sua carriera.
Nato ad Augusta, in Georgia, nel 1930, Johns emerge sulla scena artistica americana negli anni Cinquanta, in un momento in cui l’Espressionismo astratto domina il panorama artistico con la sua pittura gestuale, emotiva e monumentale.
Jackson Pollock, Willem de Kooning e gli altri protagonisti della stagione dell’Action Painting avevano trasformato il quadro in un luogo di energia e gesto. Ma Johns sceglie una strada diversa.
Vuole mettere in discussione ciò che abbiamo davanti agli occhi.
Vuole prendere immagini che tutti riconosciamo immediatamente e costringerci a guardarle di nuovo.
Una lattina dipinta è ancora una lattina? Oppure è già una scultura?
Con Painted Bronze Johns porta questa ambiguità all’estremo.

Non rappresenta una lattina. Realizza una lattina. Ma allo stesso tempo non realizza una vera lattina.
(si, è una frase da rileggere e si, sembra filosofia spicciola ma non lo è).
La sostituisce con il bronzo, materiale nobile per eccellenza, e poi la dipinge con la grafica commerciale originale.
È un cortocircuito perfetto. Il nostro cervello è ormai liquefatto.
L’oggetto più ordinario possibile viene trattato come qualcosa degno di conservazione museale. La pubblicità entra nel museo. Il supermercato entra nella scultura. Il quotidiano diventa misterioso.
E si comprende tutta la distanza tra Johns e la semplice provocazione.
Avrebbe potuto limitarsi a prendere una lattina e metterla su un piedistallo. Sarebbe stato un gesto vicino alla poetica del ready-made di Marcel Duchamp, che aveva già dimostrato con opere come Fontana (1917) che un oggetto comune poteva cambiare significato entrando nel contesto dell’arte.
Ma no, Johns fa qualcosa di diverso anche da quello.
Non prende semplicemente l’oggetto. Lo ricostruisce. Lo rende ambiguo.
Costringe il nostro cervello ad oscillare continuamente tra realtà e rappresentazione.
Le lattine sono vere? Sono false? Sono un prodotto commerciale? Sono una scultura?
La risposta è, come direbbe mia figlia ventenne, SI.
Chiaramente: si, tutte queste cose insieme.
Il titolo stesso dell’opera contiene questa tensione. Painted Bronze: bronzo dipinto. Sono due parole contraddittorie.
Il bronzo dovrebbe mostrare la propria materia, la propria solidità mentre Johns lo nasconde sotto uno strato di colore che lo trasforma in altro. È bronzo che vuole sembrare alluminio. È arte che vuole sembrare oggetto. È un oggetto che vuole essere guardato come arte.
La genialità di Jasper Johns sta nel costringerci ad interrompere la nostra visione, che vuole farci uscire dalla nostra comfort zone. Una lattina rimane una lattina finché questo automatismo cerebrale non viene interrotto.
Nel 1960 il mondo dell’arte americana sta entrando nella stagione della Pop Art, che pochi anni dopo porterà nei musei immagini di prodotti commerciali, fumetti e pubblicità attraverso artisti come Andy Warhol e Roy Lichtenstein.
Jasper Johns non è un artista pop, ma apre una porta fondamentale perché dimostra che il delta tra cultura alta e cultura quotidiana può essere molto più sottile di quanto pensiamo.
Una lattina di birra può entrare in un museo.
A pensarci bene, non è nemmeno la cosa più strana che l’arte contemporanea abbia fatto.
La vera stranezza è un’altra: uscire dal museo e accorgersi che, davanti allo scaffale del supermercato, per una frazione di secondo stai osservando una lattina come se fosse una scultura.
A quel punto Jasper Johns ha vinto.
Bibliografia
Wendy Weitman, “Jasper Johns: Ale Cans and Art”, in Studies in Modern Art, vol. 1, American Art of the 1960s, New York, The Museum of Modern Art, 1991, pp. 39–65.
Sitografia
https://www.metmuseum.org/art/collection/search/342017
Crediti fotografici
https://whitney.org/collection/works/63528
L’Opera d’Arte del giorno
Rembrandt, Rembrandt e Saskia nella parabola del figliol prodigo
