La lezione di anatomia di Rembrandt: scienza, spettacolo e potere dello sguardo nell’Amsterdam del Seicento.
Di Giuliana Della Bianca per WebinARTE
Con questo dipinto Rembrandt rivoluziona la concezione del classico ritratto di gruppo, molto diffuso nei Paesi Bassi, allestendo una specie di rappresentazione teatrale. Il quadro, commissionato dalla gilda dei chirurghi di Amsterdam, aveva lo scopo di commemorare lo status professionale dei presenti. Il giovane e sconosciuto pittore Rembrandt, giunto da poco ad Amsterdam, coglie l’occasione e trova una soluzione originale.
Un gruppo di otto figure è riunito in una stanza scarsamente illuminata attorno ad un cadavere posto su un tavolo di anatomia. A destra siede la figura principale, il dottor Tulp, praelector ufficiale di anatomia della gilda. Indossa un cappello e un mantello neri che ne denotano lo status. Alza la mano sinistra in un gesto, con le dita leggermente curve, mentre nella mano destra tiene una pinza con cui sta sollevando un gruppo di muscoli dell’avambraccio sinistro sezionato del cadavere. In primo piano un grosso libro di anatomia è aperto e con ogni probabilità si tratta del testo di Andrea Vesalio “De humani corporis fabrica”.
Alla destra del dottor Tulp, un gruppo di chirurghi, disposti in forma piramidale, segue la lezione. L’entità drammatica dell’opera è raggiunta con la raffigurazione delle varie espressioni degli astanti: c’è chi si sporge in avanti con curiosità, chi guarda con devozione Tulp, chi consulta il libro, chi è distaccato e forse vorrebbe essere altrove ed infine chi guarda lo spettatore. Il realismo psicologico di ogni singolo personaggio viene magistralmente colto dal pittore. La dimostrazione sul cadavere è esibita come un’attività condivisa con un valore rappresentativo e non come registrazione della realtà. Infatti, nelle reali lezioni di anatomia la prima dissezione riguardava, per ovvie ragioni, gli organi interni dell’addome e non gli arti.
La scelta dei muscoli flessori delle dita come oggetto di dimostrazione sembra essere determinata dal significato speciale della mano come strumento supremo che il Creatore ha conferito all’uomo. Probabilmente Tulp considerava l’anatomia come un percorso verso la conoscenza di Dio. Rembrandt descrive in questo dipinto tutta la meraviglia del Seicento: l’uomo che osa leggere il corpo umano come si legge la Bibbia. Tutti, tranne uno dei chirurghi che ascoltano, sembrano esserne consapevoli a vari livelli, assorbiti come sono dalle illustrazioni anatomiche mostrate, dalla parte del braccio sezionato o dal gesto della mano sinistra di Tulp.
Solo la figura più indietro guarda dritto lo spettatore e sembra indicare il cadavere con tutte le sue implicazioni di vanitas o memento mori. C’è un particolare in questo quadro che celebra la pittura: il gesto della mano sinistra di Tulp raffigura la posizione che assumono le dita di un artista quando dipinge. La mano del pittore è pari alla mano dell’anatomista: entrambe incidono la superficie delle cose per cogliere la verità in essa nascosta.
La disposizione è asimmetrica: tutta la parte destra è riservata al dottor Tulp quasi a sottolinearne l’importanza. La prospettiva accidentale, che consente più punti di vista, accentua la dinamicità e teatralità della composizione e lo spettatore ha l’impressione di poter partecipare direttamente all’evento quasi in un tour virtuale che consente di girare attorno al tavolo operatorio.

La luce cade da sinistra squarciando il fondo scuro e illuminando i volti, le mani del dottor Tulp e il cadavere che sembra emanare una luminosità propria. I colori scuri dello sfondo e degli abiti fanno risaltare le tonalità dei volti dipinti con pennellate dalle gradazioni mai brusche che donano plasticità alle espressioni facciali. L’uomo più a sinistra presenta una colorazione diversa perché è stato aggiunto solo in una fase avanzata quando lo sfondo era già stato dipinto.
Il cadavere è quasi monocromatico nelle aree più esposte alla luce, mentre alcune aree più scure sono dipinte sopra la vernice chiara come per l’ombra proiettata sopra la testa o attorno all’ombelico dove sembra che sia dipinta una R maiuscola (forse l’iniziale di Rembrandt). L’intensità della colorazione e i contrasti di chiaroscuro diminuiscono verso la parte posteriore conferendo profondità alla composizione. La firma dell’artista è posta sulla pergamena appesa alla parete posteriore mentre il foglio tenuto in mano dal soggetto in secondo piano riporta l’elenco dei partecipanti.
La gilda organizzava annualmente una “lezione pubblica” di anatomia a cui partecipavano, a pagamento, intellettuali, nobili e curiosi. Per l’occasione venivano selezionati corpi di criminali condannati a morte e, per rallentare la decomposizione, la lezione si teneva nei mesi freddi. Nel caso specifico, il cadavere è di Adriaen Adriaenszoon detto “Aris Kindt”, un ladro incallito, impiccato il 31 gennaio del 1632. Nel dipinto la mano destra del corpo del criminale ha una colorazione diversa rispetto al resto del corpo. Per un crimine precedente il ladro era stato condannato all’amputazione della mano destra e così inizialmente lo aveva ritratto Rembrandt salvo poi ripensarci e aggiungere l’estremità dell’arto.
I soggetti che si facevano ritrarre nei quadri pagavano un compenso al pittore in proporzione all’importanza del ruolo che rivestivano nel dipinto. Senz’altro il dottor Tulp contribuì in maniera sostanziale e probabilmente poté richiedere di essere rappresentato come il “nuovo Vesalio”.
L’opera fu conservata fino al 1828 presso il Theatrum Anatomicum della Nieuwe Waag, sede della gilda dei chirurghi di Amsterdam. Nel 1828, l’intervento del re Guglielmo I impedì che il dipinto andasse venduto e l’opera venne acquistata dallo Stato olandese e destinato al Mauritshuis.
Fonti:
Mauritshuis, “Rembrandt van Rijn, The Anatomy Lesson of Dr Nicolaes Tulp”, scheda dell’opera s.d.
L’Opera d’Arte del giorno
