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GIOVANNI SEGANTINI, CESTINO DI FICHI per CALENDARTE

Natura morta di Giovanni Segantini con fichi maturi raccolti in un cestino verde, foglie e un limone su una tovaglia bianca.
Giovanni Segantini, Cestino di fichi: un’opera giovanile in cui emerge già l’interesse dell’artista per la luce e per la resa concreta della natura.

Di Antonietta Capo per WebinARTE

Il cestino di fichi è una delle opere giovanili dipinte da Giovanni Segantini intorno agli anni ’80 dell’Ottocento. In quegli anni Segantini frequentava l’Accademia di Brera, muovendosi tra il naturalismo lombardo e le suggestioni della Scapigliatura. Era il periodo in cui a Milano rifioriva l’interesse per la natura morta, un genere riportato in auge dalla lezione di pittori come Luigi Scrosati.  I pittori della Scapigliatura avevano da poco rivoluzionato il panorama artistico locale, introducendo una pennellata più libera e atmosferica. Segantini ne assorbì queste influenze, pur mantenendo una sensibilità tutta sua. In questa prima fase, egli è alla ricerca di un proprio linguaggio personale e i soggetti di questo periodo sono molto vari. A stimolare questo percorso c’è anche lo stretto sodalizio artistico e la coabitazione milanese con il collega Emilio Longoni, con cui condivideva lo studio e l’interesse per la resa oggettiva del vero. Il rapporto tra i due aiuta a inquadrare il dipinto in una comune sensibilità verso il vero, dove la natura morta diventava il terreno fertile per misurarsi con la resa concreta delle cose.

Giovanni Segantini, Cestino di fichi, 1880–1882, olio su cartone, 22,5 × 42 cm, Collezione Fondazione Cariparma

Nel Cestino di fichi emerge già uno dei tratti salienti che caratterizzeranno la sua produzione futura: l’interesse per l’azione della luce sugli oggetti.

L’opera colpisce per l’immediatezza della composizione. Al centro della scena vi è il cesto di vimini intrecciato a mano, con all’interno delle foglie su cui sono posizionati i fichi. Si distinguono le diverse sfumature della buccia, dal verde pallido al viola intenso, passando per tonalità ambrate. Alcuni frutti mostrano la polpa rossastra, segno di maturazione avanzata. Il cesto è su una tavola coperta da una tovaglia bianca che non la copre tutto; sul lato destro è appoggiato un limone con il suo rametto fogliato. Il fondo è scuro.

Segantini utilizza la luce, proveniente dall’alto e a sinistra, per modellare i volumi e creare un senso di profondità. I riflessi sulla superficie dei fichi suggeriscono la loro consistenza carnosa e succosa, mentre l’ombra proiettata dal cesto conferisce alla composizione un peso e una presenza fisica. La pennellata è ancora tradizionale, diversa dalla frammentazione cromatica che caratterizzerà le opere successive. Questo piccolo quadro rivela l’attenzione dell’artista per le cose semplici: il fico era un frutto comune nelle campagne lombarde, simbolo di abbondanza e di vita contadina. Il limone, piccolo e isolato nell’angolo, rimane quasi a margine della scena. Non è sbucciato, non è tagliato, è integro. Più che costruire un programma iconografico complesso, Segantini sembra usare questi elementi come occasione di studio: il giallo dell’agrume contro il bianco della tovaglia, il corpo scuro dei fichi contro le foglie, la materia dei frutti attraversata dalla luce. È un esercizio pittorico già pieno di sensibilità.

Scegliendo questo soggetto, l’artista manifesta il suo legame con il mondo rurale, tema che dominerà tutta la sua produzione matura.

Giovanni Segantini, Natura morta con funghi,1926,olio su tela ,54×65 cm, Ape Parma Museo, Parma

All’interno della produzione di Segantini, Il cestino di fichi dialoga idealmente con opere successive come la natura morta Funghi (1886). Il confronto tra i due dipinti, realizzati a pochi anni di distanza, mostra chiaramente come la tela giovanile sia già orientata verso la sua ricerca futura e cioè la capacità di trasformare la realtà attraverso la luce. Certo, nella consistenza dei fichi, delle foglie o nella piega della tovaglia bianca non c’è ancora quella luminosità quasi spirituale che definirà la sua maturità, ma se ne avverte già, in qualche modo, la promessa. Questo piccolo dipinto non cerca l’effetto monumentale, trova invece, nella semplicità di pochi oggetti, una prima forma di poesia del quotidiano.


Bibliografia

C. Bertelli, G. Briganti, A. Giuliano, Storia dell’arte italiana, vol. 4, 1987, Mondadori editore.

A. Quinsac, Segantini, 2002, Giunti editore.

G. Godi, F. Mazzocca, C. Mingardi, C. Sisi, La collezione Renato Bruson. Boldini, Fattori, Lega, Segantini, Signorini e i vedutisti veneti dell’Ottocento, 2014, Parma.

F. Ammiraglio, Segantini, Skira, 2024.


Sitografia per le immagini

https://catalogo.fondazionecrp.it/risultatodettaglio.asp?docId=6001740

https://www.pananti.com/it/asta-0130-2/natura-morta-con-finocchio-56560-56403

https://segantiniearco.it/segantini-map-opere/funghi/https://segantini-museum.ch/it/ausstellungen-italienisch/estate2025/


L’Opera d’Arte del giorno prima

Giovanna Garzoni, Fichi e Scarabeo