WEBINARTE

IL BOOK CLUB DI LUGLIO: CAMERA CON VISTA

E.M. FORSTER, Camera con vista, per il book club di luglio 226
Camera con Vista, di E. M. Forster, è stato il libro scelto per l’incontro di luglio, al Book Club di WEbinARTE. Di seguito, le nostre impressioni.

di Gabriella d’Ippolito

La trama (dal sito Mondadori)

Lucy Honeychurch, una giovane inglese attenta alle convenzioni sociali della borghesia vittoriana ma costretta a fare i conti con i propri sentimenti. George Emerson, agnostico e anticonformista, capace di “vedere” attraverso le perplessità e di percepire la realtà nascosta dietro le apparenze. Raccontando la loro contrastata vicenda sentimentale, Forster affronta uno dei suoi temi preferiti: quello del “cuore non sviluppato” e della lacerazione tra perbenismo ed emotività. È l’anima stessa dell’Inghilterra a essere sotto accusa: un’anima nordica, gotica, puritana, provocatoriamente contrapposta allo spirito mediterraneo, gioioso, pagano e “rinascimentale” che i due protagonisti respirano a Firenze. 

E.M.Foster

L’autore (dal sito Mondadori)

E. M. Forster (Londra 1879 – Coventry 1970), scrittore di raffinata cultura, membro del gruppo di Bloomsbury, studiò a Cambridge e viaggiò a lungo in Europa, India, Egitto. Oltre a numerosi racconti e a saggi letterari, scrisse i romanzi Monteriano (1905), Il viaggio più lungo (1907), Camera con vista (1908), Casa Howard (1910), Passaggio in India (1924) e Maurice (postumo, 1971), che ebbero grande notorietà anche grazie alle loro trasposizioni cinematografiche. 

Il verdetto

Questa volta il book club si cimenta con un classico della letteratura inglese, e mostra tutta la classe di cui è capace. Valutazioni sul libro non sono ammesse: stasera si parte dall’upgrade senza passare dai convenevoli. La legge del de gustibus non disputandum est non vale: libri come questo hanno pazienza, se non sono piaciuti subito, piaceranno in seguito.

Se già lo avete letto, e pensate sia il solito libro di inizio Novecento, sulla rottura delle convenzioni sociali sul potere dell’arte, sulla vista come spazio dell’anima e sull’Italia e sul Rinascimento come luogo di passioni, etc etc, sì, siete nel giusto, ma vi siete arresi subito.

Provate ancora, cercate più a fondo: nel racconto c’è un’insospettabile vis polemica, dietro la quale troverete nientemeno che Virginia Woolf e John Ruskin.

Troppo lontano dalle avanguardie, dal modernismo e dal linguaggio sperimentale, dunque pavidamente anti-edoardiano per lei; per Ruskin, al contrario, troppo distante dalla purezza spirituale e morale dell’arte. Pensate, per esempio, a quando Lucy, di fronte agli affreschi di Giotto nella Cappella Peruzzi, senza Baedeker, il suo inseparabile vademecum di carta, gli restituisce senza mezzi termini una dimensione squisitamente pagana.

E se Ruskin non è esattamente ciò a cui avete pensato ultimamente, c’è un bel film su Netflix scritto e interpretato da Emma Thompson, Effie Gray. Storia di uno scandalo, perfetto per rinfrescare la memoria.

Direi quindi che la visione del film rientra di diritto tra i nostri compiti per le vacanze. Scoprirete che, attraverso la chiave di lettura di Ruskin, il libro acquista tutt’altro sapore e che, per molti versi, la storia dell’arte moderna inizia proprio con questo affascinante intellettuale, per giunta tradito, il che ce lo rende subito più simpatico.


E. M. Forster, A Room with a View (1908)