La mostra “Le Meraviglie degli Asburgo” a Palazzo Cipolla ospita un eccezionale prestito dal Kunsthistorisches Museum di Vienna che, di fronte all’alternativa di chiudere nei magazzini le opere esposte nelle sale oggetto di ristrutturazione, ha preferito mandarle in vacanza in Italia: un’opportunità imperdibile di ammirare capolavori assoluti dell’arte europea, sia per chi li vede ora per la prima volta, sia per chi non è mai sazio di rimirarli. E un’occasione di poter trasformare una visita ad una mostra per un momento di condivisione con i nostri figli, convinti come siamo che l’educazione alla bellezza passi anche da qui. La recensione di Gabriella D’Ippolito, per WebinARTE.
Dimmi che viaggi con tua figlia diciannovenne senza dirmelo.
Siamo nel cuore di Roma, e prima di entrare al Museo di via del Corso la colazione da Starbucks è un obbligo inderogabile.
Eccoci alla biglietteria e lei ha già scaricato l’app delle audioguide mentre io sto ancora cercando gli occhiali per togliere il PIN al telefono.
[E comunque, si metta a verbale che neanche a lei il telefono ha preso la linea per tutto il percorso].


Il benvenuto alla mostra lo danno Franz e Sissi
, con due ritratti giganteschi che li ritraggono giovani e belli. Memore di tutte le volte che da piccola le ho fatto vedere lo sceneggiato degli anni ‘50 (o almeno questo credo io), lo sguardo le si illumina.
E in un attimo mi chiedo chi me lo fa fare, certe volte, di criticare una scelta espositiva sì commerciale, ma anche così ovvia: in fondo siamo a casa loro. Il Kunsthistorisches Museum l’ha voluto Francesco Giuseppe, e questa è la coppia più longeva e conosciuta della dinastia. Non hanno avuto la copertina, ma spettava a loro la prima pagina.

Giriamo l’angolo e gli occhi di entrambe, e di tutti quelli nella sala, vanno su Rubens . Il quadro è immenso, isolato sulla parete e di grande effetto. Qui c’è Rubens in tutta la sua rubensità: braccia muscolose, piedi grossi, rughe, natura morta. Ci godiamo insieme lo shock visivo di cotanto barocco spiegato in cuffia.

Tutto il resto sembra un accessorio, eppure nella stessa sala ci sono due van Dyck e due Brugel il vecchio: roba non da poco.
Noto con piacere che la mia giovanissima webinartina non si perde una spiegazione dall’app.

Batto il ferro finchè è caldo: modestamente ho già studiato tutte le schede di Alessandra (Gennaro, founder di webinarte, ndr) e le aggiungo dettagli e storie. .
Il mio sguardo devia sul ritratto di Maria Maddalena d’Asburgo: questa è la sala dei giganti fiamminghi, d’accordo, ma conosco bene la storia della granduchessa consorte di Cosimo II de’ Medici. So che non passerà come il pezzo da novanta di questa mostra, ma non posso fare a meno di pensare che quella gorgiera e quelle meravigliose perle sull’abito giallo sono tante cose, tra cui la corazza di chi ancora deve farsi spazio nella Storia. Semmai si scriverà un racconto del collezionismo al femminile, lei avrà un posto di rilievo.
Dalla seconda sala in poi l’app ci ha abbandonate, e la curiosità ha avuto ha preso il comando.

Attraversiamo una mini riproduzione di una simbolica KunstKammer: bellissimo il bronzo di Marte, Venere e Amore di Hubert Gerhard, , eterno gioco della seduzione che attraversa i secoli, e poi corridoi di quadri e colori, dove, sinceramente, non si sa bene dove girarsi.
Le opere in tutto sono 56, e l’allestimento suggerisce due protagonisti d’eccezione: La morte di Cleopatra di Guido Cagnacci (ogni vedo quel quadro penso a Venere e non a Cleopatra) e l’Iincoronazione di spine di Caravaggio. Bellissimi, sì, come dargli torto.


Tuttavia la diciannovenne ha iniziato quest’anno la sua carriera per musei e mostre e l’effetto wow di “dove ti metto il quadro” è l’ultima cosa a cui pensa.
Intanto io ho trovato il mio filo rosso: la mia amatissima deformazione professionale geolocalizza donne che hanno fatto la casa d’Asburgo e i miti, da Venere a Giuditta, che hanno fatto la storia dell’arte.

In lei, invece, vince lo stupore della prima volta e lo sguardo pulito che fa giustizia da sé: cerca l’Infanta in blu di Velázquez, e la trova relegata in una nicchia anche un po’ buia: un’ingiustizia per una che si è conquistata la copertina. Ha ragione.

Ha notato anche Orazio Gentileschi, segno che la sua educazione sentimentale nei musei è ufficialmente iniziata.
Lo vedo che si sente sfidata dal Ritratto di giovane uomo di Hals, ma soprattutto si ferma, divertita, davanti a Jan Steen e al suo mondo alla rovescia . Dice che le ricorda le feste che organizzano a casa le (rarissime) volte che io non ci sono. Non so se ridere o se piangere: nel dubbio rido, anche perchè davanti a questo quadro non ho scelta.

Un’ora e mezza di meraviglie terribilmente pop. Siamo soddisfatte entrambe: io per i miei percorsi rintracciati tra le tele, lei per lo stupore della sua “meravigliosa” età.
Gabriella D’Ippolito
La Mostra Le Meraviglie degli Asburgo è in corso a Roma, a Palazzo Cipolla, fino al 5 luglio
Per approfondire, qui
Per informazioni, qui
