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BAROCCO. IL GRAN TEATRO DELLE IDEE

Un mostra in una città che, da anni, conferma l’eccellenza dei Musei di San Domenico a Forlì: “Barocco. Il Gran Teatro delle idee, una scommessa dalla posta altissima, vinta, come sempre, alla grande, nel resoconto di una nostra socia.

Giuseppe Ducrot, Busto di Vescovo (2024)Proprietà dell’artista- in mostra a Barocco Il gran Teatro delle Idee

di Gabriella Martini, per WebinARTE

Resoconto di una immersione nella bellezza con una guida d’eccezione e una organizzazione superba.

Ho visitato ogni anno le mostre dei Musei di San Domenico a Forlì, ma fino a quest’anno mai con Webinarte. Vi assicuro che è tutta un’altra storia. La generosa organizzazione di Alessandra & C. ci ha messo a disposizione una guida, Serena Togni, che ci ha informato, appassionato, emozionato e a volte commosso, facendoci veramente da guida in un percorso molto complicato alla scoperta del Barocco, ovvero “ciò che devia dalla norma, una scelta consapevole dell’irregolare, del complesso, del non lineare”.

Ora vi racconto.

La mostra è, come d’abitudine a Forlì, grandiosa, espone oltre duecento opere, raccolte da prestigiosi musei e collezioni private. Serena, la nostra impeccabile guida, ha esordito ricordandoci che l’etichetta di “Barocco” è stata coniata a posteriori, in chiave negativa, per indicare un movimento che si è sviluppato nei decenni centrali del XVII secolo. Poi ci ha guidato attraverso le dodici sezioni della mostra, scegliendo per noi le opere più significative per comprendere che non siamo di fronte ad “un’arte sbagliata, ma stravagante, teatrale, vitale, che non teme l’eccesso perché vuole meravigliare, commuovere e sorprendere”.

Nella splendida aula della chiesa di san Giacomo si parte alla grande e si rimane per quasi un’ora ammirati di fronte a capolavori che hanno segnato la genesi del nuovo movimento e che abbiamo poi messo a confronto con le opere delle sezioni successive ad esse ispirate.

Annibale Carracci, Cristo in Gloria, Angeli e Odoardo Farnese (1600 circa) Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria Palatina in mostra a Barocco Il gran Teatro delle Idee

Nella Conversione di Saulo di Ludovico Carracci si apprezza la ricerca del vero, del movimento, che sono alla base alla base dell’arte barocca che ancora non è nata, pur mantenendo uno sguardo al passato (lo sguardo di Saulo verso la luce divina ricorda lo sguardo di Santa Cecilia di Raffaello)

Nella tela Cristo in Gloria con santi ed Odoardo Farnese di Annibale Carracci troviamo un Gesù Cristo con le braccia disposte ad accogliere, figlio del suo tempo, in pieno spirito della Controriforma. Ritroveremo quell’abbraccio nel colonnato del Bernini davanti a san Pietro.

Nel marmo di Pietro Bernini che rappresenta San Martino nell’atto di tagliare il mantello, i personaggi affiorano ed escono dalla lastra di marmo e ci invitano ad interagire con l’opera. Lo mettiamo in dialogo con i bozzetti di Lucio Fontana per il portale del Duomo di Milano, esposti nell’ultima sala (Bombardamento a Milano e Urbano VIII)

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Caravaggio, Incoronazione di spine (1602) Banca Popolare di Vicenza – in mostra a Barocco Il gran Teatro delle Idee

Ci commuoviamo davanti a un Caravaggio mai visto prima, l’”Incoronazione di spine” di proprietà privata, dove viene fissata un’istantanea, l’attimo in cui un povero Cristo alza lo sguardo impaurito al suo carnefice, consapevole che sta per iniziare la sua tortura. Caravaggio non racconta una storia, ci fa partecipi del terrore di quell’attimo fissato sulla tela, sentiamo il dolore della prima spina che trafigge il capo, lo strattone della corda del boia, le mani che ci obbligano a subire e proviamo la stessa paura. Numerose sono le opere di Caravaggisti esposte in mostra, notevoli, ma nessuna con lo stesso pathos.

Quattro riproduzioni romane di statue ellenistiche raccontano come quel periodo artistico è stato d’ispirazione agli artisti del periodo Barocco nella rappresentazione naturale e non idealizzata dei corpi, nelle posizioni in movimento, nel foro della lancia che trapassa il corpo del guerriero, che ci fa entrare nella materia e che ritroveremo per esempio nella cavità della fontana dei quattro fiumi di Bernini e nei tagli sulla tela di Lucio Fontana.

Con queste premesse ci si immerge nella Roma dei papi, quando la città fu trasformata in un grandioso teatro a cielo aperto. Restiamo a bocca aperta davanti ai disegni del Borromini affiancati dai calcoli strutturali, alle riproduzioni degli affreschi in cui il soffitto non è più un limite e la pittura invita a sollevare lo sguardo, a perdersi, a lasciarsi sorprendere, alle rappresentazioni delle grandi macchine sceniche. Ed io ricordo il viaggio in quinta liceo alla scoperta della Roma barocca guidati dal professore di storia dell’arte, Giovanni Bellettini, artista imolese cui sarò eternamente grata per avermi aperto gli occhi al bello, in cui vedemmo S. Ivo alla Sapienza, S.Ignazio di Loyola, Piazza Navona, Piazza di Spagna, le opere del Bernini di Galleria Borghese, Annibale Carracci a Palazzo Farnese, il baldacchino di San PIetro… tutte opere oggi citate da Serena.

Carlo Maratti, Ritratto di Clemente IX, 1669, Ermitage, San Pietroburgo- in mostra a Barocco Il gran Teatro delle Idee

A questo punto la mostra ti porta a osservare il volto del potere. Il ritratto in epoca barocca ha tre caratteristiche: la somiglianza, la chiara definizione del ruolo e la introspezione psicologica. Abbiamo incontrato busti e tele di papi e notabili, necessari come strumento di memoria, prestigio e autorappresentazione. E’ esposta una copia a mezzo busto del ritratto di Innocenzo X Pamphilj di Velasquez, con quel cipiglio arrogante e le labbra serrate che diventerà l’ossessione di Francis Bacon. In mostra c’è una tela in cui il soggetto ancora trattiene l’urlo, ma sta per esplodere, incarnando un’umanità disperata, sconfitta, incapace di riscattarsi, la più alta espressione del mal di vivere contemporaneo,

Non manca una ampia sezione destinata agli arredi e oggetti che vogliono stupire per la loro ricchezza e originalità, manufatti di artigiani che lasciano a bocca aperta.

foto di Donata Baldini

Le ultime salette del piano terra ci fanno riflettere sulla mutevole visione delle cose: tempus fugit e la sorte decide del destino dell’uomo. Splendide nature morte, con fiori appassiti e frutti marcescenti rappresentano la trasformazione e la caducità della vita; oggetti di uso quotidiano vengono impreziositi con materiali come ebano, corallo, madreperla, avorio e tartaruga; le osservazioni scientifiche smontano le precedenti certezze; Galilei dimostra la rivoluzione copernicana. Siamo in un periodo di guerre, pestilenze e profonde diseguaglianze sociali (che non è molto diverso da ciò che stiamo vivendo qui ed ora). L’arte risponde con teatralità, emozione e meraviglia.

Sullo scalone che porta al piano superiore troviamo un tributo alla Romagna: due quadroni di Guido Cagnacci provenienti della decorazione della cappella della Madonna del fuoco nel duomo di Forlì. Osserviamo un linguaggio più intimo e personale rispetto al trionfalismo della Roma dei papi, una luce tersa, una pittura che vibra di umanità.

Nelle successive tre sale si susseguono capolavori a cui bisognerebbe dedicare ore di contemplazione.

Serena ha scelto per noi:

Caravaggio, San Francesco in meditazione (post 1604) Cremona; Museo Civico “Ala Ponzone”- in mostra a Barocco Il gran Teatro delle Idee

San Francesco in meditazione di Caravaggio, proveniente da Cremona. E non ce n’è più per nessuno. Il santo non ha la tonsura, non ha le stimmate, è raggomitolato su se stesso in preda all’angoscia, alla disperazione. E’ concretamente umano, preda del dubbio e dell’incertezza.

La comparsa delle sensualità nel sacro viene ben rappresentata nei diversi San Sebastiano in mostra (Rubens, Guido Reni, Carracci, Salvator Rosa): un giovane nudo, con uno splendido corpo si presta assai a pose sensuali.

Orazio Gentileschi, Madonna con Bambino (1605-1610) Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Corsini, Roma – in mostra a Barocco Il gran Teatro delle Idee

La splendida Madonna con bambino di Orazio Gentileschi ha ben poco di sacro ma tanta tenerezza e intimità familiare

Tanzio Da Varallo, Davide con la Testa di Golia (1632-33) Pinacoteca civica, Varallo – in mostra a Barocco Il gran Teatro delle Idee

Davide con la testa di Golia di Tanzio da Varallo, l’icona della mostra, l’abbiamo osservato di sbieco e siamo state trafitte da quello sguardo attonito, incredulo, sconcertato. Cosa mi è capitato di fare?

Guido Cagnacci, Morte di Cleopatra, (1660), Pinacoteca di Brera, Milano- in mostra a Barocco Il gran Teatro delle Idee

Se c’è un aspide è lecito ritrarre un seno nudo. Cleopatra di Guido Cagnacci sta per suicidarsi, ma sembra piuttosto appena uscita dalle braccia del pittore.

Seguono due sezioni, una con scene di genere, in cui si riafferma la rappresentazione del vero, anche in tutta la sua crudezza. L’altra sulla devozione popolare, molto rappresentata nel periodo della Controriforma, con i nuovi santi come San Carlo Borromeo e san Filippo Neri.

E si conclude con Lovis Corinth, Adolfo Wildt, Umberto Boccioni e altri artisti del ‘900, nelle cui opere risuona “l’inquietudine formale ed esistenziale del Barocco”. Così come Lucio Fontana e Francis Bacon di cui abbiamo già parlato.

Ed esco stordita da tanta bellezza, emozionata per tutti i ricordi sbloccati, arricchita da tanti spunti di riflessione, per sempre grata a chi ha organizzato la visita.

Gabriella Martini