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IO VIAGGIO WEBINARTE: UN FINE SETTIMANA A TORINO

Torino val bene un week end, sempre e comunque. E se c’è di mezzo WebinARTE, ancora di più

Di tutte le città italiane, Torino è quella in cui WebinARTE si sente più a casa: lo dimostrano sia il numero di volte in cui l’abbiamo visitata (e di cui ho perso il conto), sia quella strana voglia di voler ritornare che ci prende al momento dei saluti e a cui si finisce per soccombere sempre, con la complicità di un’agenda avida di spazi ma che per Torino fa sempre una eccezione.

D’altronde, visitare questa città richiede una certosina pazienza: schiva com’è, bisogna quasi chiedere scusa, prima di varcare le soglie dei suoi palazzi, dei suoi musei, di tutti quei luoghi che, pur recando impressa una parte della nostra storia, non si accontentano di essere semplici custodi di memorie. La vivacità culturale di Torino è qualcosa che sorprende, nella varietà e nella qualità delle sue proposte, capaci di intercettare un pubblico altrettanto variegato e di soddisfarlo completamente. Ed è per questo che, a dispetto dell’annunciata dedica a Orazio Gentileschi e alla mostra in corso a Palazzo Chiablese, questi tre giorni sono stati un condensato di esperienze ad ampio raggio che ricapitolo qui, in questa sorta di Moleskine virtuale, sia mai che vi venga in mente di approfittarne.

1. CASTELLO DI PRALORMO, MESSER TULIPANO (fino al 26 aprile)

A pochi km da Torino, un evento che vale il viaggio, anche se suddividete l’infinito mondo dei fiori in “rosa-non rosa”. Distese di tulipani artisticamente disposti lungo i viali del parco del castello a formare un gigantesco Pantone profumato vi danno il benvenuto in un contesto di rigogliosa bellezza. Un’ esplosione di fioriture che rappresenta l’ultimo atto di un lavoro attento e paziente e che prosegue anche durante le settimane dell’esposizione, con la rimozione dei fiori appassiti, molti dei quali iniziano una seconda vita nei prati adiacenti, mescolandosi a giunchiglie e nasturzi.

Con un secondo biglietto è possibile partecipare alla visita guidata al Castello: non aspettatevi saloni mozzafiato ma, piuttosto, una ricostruzione minuziosa dell’abitare ottocentesco, fra piani alti e piani bassi. Abbiamo scoperto caraffe con due beccucci per preparare l’acqua minerale, eleganti posate per mangiare le cosce di pollo, arguti suggerimenti sul libro di casa (“quando c’è mia suocera, servire vino scadente”) oltre al “pezzo forte” della sala dedicata al ricamo Bandera, un ricamo piemontese dell’inizio del Settecento, riportato in auge dall’attuale proprietaria.

Nel cortile interno, un mercatino di prodotti tipici, dal’orto all’artigianato e, naturalmente, un punto di ristoro con ottimi taglieri di formaggi e salumi locali e piatti caldi.

2. CHIHARU SHIOTA AL MAO (Museo d’Arte Orientale)

E la mostra della stagione, anche se il successo è di quelli non pianificati a tavolino e chi sono io per obiettare, mi chiedo, anche in considerazione del fatto che non solo decido di visitarla, ma ci porto pure i webinartini. Difatti non obietto e anzi, avallo tutte le recensioni che hanno parlato di installazioni spettacolari (vero), di potenza dei luoghi immersivi (verissimo), di dialoghi fra piani che non sembrano avere connessioni logiche (verissimo). Resta il fatto che l’arte contemporanea sia anche il luogo esperienziale per eccellenza (l’ho detto), dove lo spazio per la soggettività è molto più ampio che altrove: ciascuno di noi ha aggiunto del suo, insomma, col risultato di un affastellarsi di punti di vista personali che ha senza dubbio arricchito l’esperienza della visita. Di mio, ci ho messo una componente di angoscia che, presumo, facesse parte del pacchetto (e ok, mala tempora currunt) ma che non inficia l’invito a visitare questa mostra, il cui plus è la prosecuzione all’interno delle sale del museo: il filo, insomma, è stato tirato anche qui ed cosa buona e giusta, per coinvolgere nella visita anche i luoghi che, in teoria, sarebbero il cuore pulsante della cultura artistica, in pratica rischiano di essere sacrificati alle strombazzate magie degli eventi che ospitano.

Il MAO, poi, è stato una sorpresa, specie per chi, come la sottoscritta, non lo visitava da una decina d’anni: un allestimento che, senza venir meno a criteri di scientificità, pone al centro i valori delle diverse culture rappresentate. Sicuramente, aver avuto una guida d’eccezione come il dottor Generoso Urciuoli che ha collaborato per molti anni con il museo, specificatamente nella sezione islamica, è stato un enorme valore aggiunto: ma la completezza dei pannelli espositivi e, come si diceva, l’interconnessione con le mostre via via allestite, favorisce anche le visite in autonomia.

3. ORAZIO GENTILESCHI PITTORE IN VIAGGIO, a Palazzo Chiablese, fino al 3 maggio

Diamo ad Artemisia quel che è di Artemisia e diamo a Orazio quel che è di Orazio. Finalmente, aggiungo io, anche e soprattutto dopo la visita a questa mostra che avrebbe forse meritato più “rumore” visto che è piuttosto esaustiva e coerente con il titolo: un viaggio che non è solo uno spostamento da un luogo all’altro, ma una ricerca pittorica che contraddistingue la produzione del Gentileschi fin quasi all’ultimo giorno della sua vita. Seguirà recensione, per cui non vado oltre ma anche questa voce finisce nella casella delle “cose da fare in un fine settimana a Torino”

5. JAN VERMEER, DONNA IN BLU CHE LEGGE UNA LETTERA a Palazzo Madama

Un grande sì e non solo per l’opportunità di ammirare uno dei capolavori di Vermeer, ma anche per l’allestimento che lo attornia, una ricostruzione della vita di Delft e dell’Olanda del XVII secolo, attraverso la riproduzione di tutte le opere conosciute dell’artista. Con lo stesso biglietto si può visitare anche Palazzo Madama che questa volta, per questioni di tempo, abbiamo trascurato, limitandoci solo ad un fuggevole saluto al Ritratto di Uomo di Antonello da Messina (che da solo vale tutto, ecco)

4. MUSEO SCHNEIBERG a Palazzo Provana di Collegno

La più grande collezione privata di tappeti della dinastia imperiale Qing (1644-1911), con 36 tappeti intessuti di fili di seta, rame argento e oro, disposti in 8 sale, in un viaggio che fonde alchimia, esoterismo ed erotismo di eccezionale ed ineffabile complessità e bellezza. Noi lo abbiamo visitato con chi ha curato l’allestimento, decifrando ogni messaggio nascosto fra i ricami dei tappeti e elaborando questo percorso che parte dall’intelletto e finisce per coinvolgere tutti i sensi. Le sale di Palazzo Provana di Collegno fanno il resto, restituendoci il fascino di quei rituali della città imperiale a cui questi tappeti erano destinati. Anche qui, seguirà un approfondimento, ma anticipo subito che l’eccezionalità dell’esperienza è dovuta anche e soprattutto alle nostre guide, il dottor Generoso Urciuoli e la dottoressa Marta Berogno che di questo allestimento sono stati la mente e l’anima. Organizzeremo sicuramente un’altra visita in esclusiva, perché è davvero un’esperienza da non perdere, non solo per i Torinesi.

5. GRAN BALON- seconda domenica del mese

Uno dei mercatini più grandi d’Italia, con oltre 250 espositori e merce di assoluta qualità. Si fanno ancora affari, soprattutto se si viene nelle primissime ore del mattino (e mi taccio sugli incontri illustri…), esattamente come succede in tutti i mercatini del mondo. Chi cerca trova, insomma, e io ho trovato un servizio di Meissen che una settimana fa, quando ero in fabbrica, laggiù in Sassonia, avrei pagato 4 volte tanto. Gli affari sono stati fatti anche dal resto del gruppo, per cui si torna a casa felici anche di questo bottino. Solo una raccomandazione: meglio arrivare presto, per godersi tutto, anche la bellezza di un quartiere vibrante di vita e di autenticità.

il mio bottino in ostaggio della banda dei Genovesi

Si ringraziano per le foto (e la indispensabile collaborazione) Elisabetta Puppo e Alessandro Sala.

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