La predella della Pala di Fiesole del Beato Angelico per celebrare la festa di tutto il calendario
Di Alessandra Gennaro
Il Paradiso adesso è qui — o meglio, in una sala della Sainsbury Wing della National Gallery, dove si trova la predella della prodigiosa Pala di Fiesole, dipinta da Fra Angelico attorno al 1423-1424 per l’altare maggiore di San Domenico: il convento nel quale egli stesso era entrato come frate.
Il pannello centrale, rimasto in loco, mostra la Vergine in trono con il Bambino, angeli e santi; la predella, finita a Londra, apriva invece una vera visione celeste. Al centro, Cristo risorto e glorificato, circondato da angeli che cantano, danzano e suonano; ai lati, come attratti da quella luce, centinaia di figure sacre: una folla ordinata, silenziosa, luminosissima, in cui il Paradiso prende la forma di una comunità. La predella e i pannelli che la incorniciavano appartenevano all’altare maggiore di San Domenico a Fiesole; oggi i pannelli della predella sono alla National Gallery.
Ci sono gli apostoli, i patriarchi, i profeti e i martiri. Ci sono i fondatori degli ordini religiosi: Domenico, Francesco, Benedetto. Ma soprattutto, nei pannelli laterali, c’è una cosa che vale la pena guardare con attenzione: ci sono le sante.

E diciamolo: povere sante, sempre trascurate, sempre raggruppate nella formula generica di “vergini e martiri”, come se non avessero dovuto guadagnarselo, il loro posto nel calendario. Fra Angelico, però, non le lascia sullo sfondo. Le veste di colori incantevoli — rosa, azzurri, verdi, rossi, bianchi — e le distingue una per una attraverso i volti, le aureole, i gesti delle mani, i libri, le palme del martirio, le corone. I loro attributi conservano la traccia delle loro storie e, talvolta, dei loro martìri crudeli. Non sono una massa anonima: sono una comunità di donne che hanno trovato posto nel Paradiso cristiano non come comparse, ma come presenze necessarie.
Il miracolo di Beato Angelico è far convivere ordine e varietà. Tutti guardano verso Cristo, che è il centro invisibile dell’intera composizione; eppure ogni volto conserva una propria delicatezza, ogni abito ha una propria luce, ogni figura sembra occupare un posto preciso nella grande architettura del divino. Il fondo oro non è soltanto decorazione: è lo spazio senza ombre e senza tempo in cui questa moltitudine può esistere.
In fondo, Ognissanti è proprio questo: non la festa di pochi nomi celebri, ma l’idea di una santità plurale. Uomini e donne, religiosi e laici, martiri e sapienti, figure note e sconosciute. Beato Angelico li raccoglie tutti sotto lo stesso cielo dorato e ci ricorda, con una grazia quasi disarmante, che in Paradiso non si entra da soli.
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