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IL BOOK CLUB DI SETTEMBRE: IL RITRATTO DI DORIAN GRAY

di Gabriella D’Ippolito per Webinarte

Trama (dal sito Mondadori)

Il bellissimo Dorian riesce a conservare intatte gioventù e avvenenza, nonostante le dissolutezze cui si abbandona: è infatti un suo ritratto, tenuto nascosto, a invecchiare al suo posto. Manifesto del decadentismo inglese accolto dalla critica vittoriana con scandalo e furiose polemiche, e compendio della “filosofia” wildiana nella sua negazione di ogni credo al di fuori del piacere, Il ritratto di Dorian Gray (1890) afferma la supremazia dell’artista sulle leggi morali e sulle convenzioni sociali. Idee che Wilde praticò e pagò in prima persona, volendo “vivere la propria vita come un’opera d’arte” e difendere i valori dell’arte, della cultura, dell’uomo. 

L’autore (dal sito Mondadori)

Oscar Wilde (Dublino 1854 – Parigi 1900) dopo gli studi al Trinity College di Dublino e a Oxford, si dedicò a un’intensa attività letteraria, pubblicando romanzi, novelle, poemi, saggi e testi teatrali. Eccentrico e geniale, fu l’idolo dei salotti letterari e mondani di Londra e Parigi, ma la sua fortuna declinò rapidamente in seguito allo scandalo provocato dalla sua relazione con il figlio di un Lord scozzese e ai conseguenti processi, di cui due per atti osceni, che tra l’aprile e il maggio del 1895 gli costarono due anni di carcere. Morì in miseria a Parigi. Tra le sue numerose opere, oltre a Il ritratto di Dorian Gray (1891), la commedia L’importanza di essere onesto (1895), le raccolte di racconti Il fantasma di Canterville (1887) e Il Principe Felice (1888), La ballata del carcere di Reading (1898) e De profundis (1905) 

I

l nostro verdetto:

Dici Il ritratto di Dorian Gray e pensi subito all’estate delle superiori; generalmente ce lo hanno propinato nell’estate del quarto anno.

Serviva a metterci di fronte al bivio della corruzione e dell’eccesso giovanile o dell’aderenza alla purezza della nostra immagine.

E faceva egregiamente il suo dovere.


Lo riprendiamo in mano nell’estate di qualche anno dopo nel nostro book club, e il sapore non è più (solo) quello del mare e del sale. 

E per evitare che il sole d’agosto ci faccia l’effetto amarcord di regredire all’adolescenza, Alessandra (Gennaro, founder webinarte, ndr) ci ha preparato introduzione e scheda.

Discussione ricca e piena di interventi. Si tratta sempre di un gran classico, con il potere di parlare ad ogni generazione: e quale generazione migliore di questa che tra filtri, perfezione e ansia da performance non riesce a distinguere l’immagine dalla realtà.

Questa volta c’è stato un valore aggiunto: il corso di webinarte  di settembre ha un filo rosso diretto con le nostre letture. 

Oramai la querelle tra Whistler e Ruskin, concetti come Art pour l’art, la struttura narrativa di Propp, il dandismo, la hybris della tragedia greca non hanno più segreti per noi.

L’estetica è una miniera di domande: vittime e carnefici, bellezza e illusioni fanno presto a confondersi. Dal sapore di mare del IV liceo è passato qualche anno, e, ahimè, il bene e il male non hanno più confini netti. 

E sappiamo adesso che questo non è un testo che indaga solo le nostre coscienze, ma che ha scandalizzato i salotti vittoriani e cambiato la percezione dell’Arte. 

Se avete seguito con attenzione  il webinarte su Whistler, quello libero caricato su Youtube, allora forse avrete intuito di cosa stiamo parlando. 

Per tutto il resto c’è Webinarte.